MArteMagazine - Anno V - Numero 123 Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009
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05 Feb
Dal 7 al 12/02/12 ore 21 (sabato ore 18) @ Teatro Sala Uno, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma

di Rino Marino
con Fabrizio Ferracane e Rino Marino
regia Rino Marino
scene e costumi Rino Marino
disegno luci Luigi Biondi
assistente alla regia Viviana Di Bella

Dal 7 al 12 febbraio al Teatro Sala Uno va in scena Ferrovecchio di Rino Marino, anche regista, con Fabrizio Ferracane e Rino Marino; una collaborazione Sukakaifa e TeatrUsica, produzione siciliana indipendente. Vincitore del premio della giuria popolare CTE, presieduta da Giorgio Testa, e menzione speciale delle critica al Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche Dante Cappelletti 2010.
I due artisti inaugurano la collaborazione con questo spettacolo incontrandosi su un teatro che focalizza sul mondo dell’ emarginazione e del disagio psichico. E da questa collaborazione già nuovi progetti comuni si stanno realizzando. Rino Marino, è un autore, psichiatra, attore, regista teatrale e cinematografico che ha lavorato come assistente alla regia e interprete con Carlo Cecchi e Paolo Graziosi. Fabrizio Ferracane si forma presso la Scuola di Teatro Teatès e seguendo tra gli altri laboratori diretti da Marco Martinelli, Mimmo Cuticchio, Franco Scaldati, Danio Manfredini, Emma Dante, Claudio Collovà, Stefania De Santis, nel 2004 fonda Teatrusica e mette in scena Ora va Meglio, Sutta Scupa, e W Niatri.
Ferrovecchio racconta di un vagabondo che trascorre sentieri interminabili, lontano da ogni alito di vita, senza tempo né meta, a cavallo di una carcassa di bicicletta, per scacciare i fantasmi del passato, e  di un barbiere ridotto alla rovina e stigmatizzato dal mondo degli uomini.
In una Sicilia d’altri tempi, in una sala da barba dimenticata, dove il tempo sembra essersi cristallizzato e mai più scorso da ‘quel giorno’ di tanti anni fa, due individui ai margini dell’umanità corrente si incontrano e scontrano in un  contrasto stridente tra reciproco rifiuto e disperata urgenza di comunicazione.
La pièce, a dispetto di un’apparente connotazione iperrealistica, presenta inequivocabili rapporti di contiguità con un certo teatro dell’assurdo, giacché, affondando le radici nei territori della follia, finisce ineluttabilmente per approdare, attraverso lo sfaldamento della logica comune, ad una dimensione ibrida e indefinita tra il tragico e il grottesco.
Dirompe infatti, a tratti, a stemperare le tinte fosche della vicenda, quella ilarità che il nonsense riesce a suscitare, conciliando, come non di rado accade, il naturale viraggio dal drammatico al comico.
Una recitazione agile ed essenziale, che restituisca la parola nella sua crudezza, nella sua nudità, alleggerita da gravami retorici, in un’alternanza di ritmi serrati e dilatazioni temporali, fedele a una partitura linguistico-fonetica, tesa all’esaltazione della straordinaria musicalità del dialetto siciliano.
L’idea di mettere in scena questo testo, ancora inedito, nasce dall’intento di  far cimentare due attori, diversi per formazione ed esperienze, con le ‘diversità’ di due personaggi, che trovano tuttavia profonde consonanze nel manifestare, ciascuno a suo modo, il proprio disagio, la propria pena di vivere.

Per info: Tel. 06 88976626 - Cell: 345 6956719

Redazione

MArteMagazine - Anno IV - Numero 102
Direttore Responsabile: Danilo  Grossi
Editore: Giuseppe  Casa
redazione@martemagazine.it
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009

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