MArteMagazine - Anno V - Numero 123 Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009
A+ R A-
Mar. 7/02/12 ore 22 @ Locanda Atlantide, via dei Lucani 22, Roma

“The cathedral square...people walking through, lovers hand in hand, old men chatting somewhere, the sun upon them, forgetting the night that has been and the one to come”
Due album alle spalle – l’ep digitale “Meanwhile In The Park” che, issatosi in cima a molte download charts europee e giunto alle orecchie di Tony Hoffer (produttore di Air e Beck), è stato licenziato dall’americana Dangerbird e il successivo “Small Boat Big Sea” nominato “iTunes album & single of the week” - e l’onda del passaparola a spingere le sue canzoni, alimentando curiosità e aspettative crescenti e irrobustendo la sua determinazione a concluderne un terzo nonostante difficoltà di budget e i tipici canti di sirene del music business: queste le premesse di “Cathedral” del londinese Ed Laurie. Un piccolo grande disco. Sincero e intenso come pochi. Imperniato su quella scardinante e misteriosa faccenda chiamata amore. E realizzato con un procedimento che ne preservasse fino in fondo urgenza e immediatezza, tenendo accesa la fiamma che vi brucia dentro: le cronache raccontano di un Ed chino sulla sua chitarra ad abbozzare un pugno di canzoni – evidentemente ben vive nella sua testa e nel suo cuore - e gli altri a seguirlo (improvvisando) e a favorire quell’epifania. Poche sessioni di registrazione, niente sovraincisioni, tutto in presa diretta.
Gli “altri” in questione sono un gruppo di eccellenti e affiatati musicisti italiani: i bolzanini Andrea Polato (batteria), Marco Stagni (basso/contrabbasso), Matteo Cuzzolin (sax), insieme nel trio jazz-core Fatish, Manuel Randi (chitarra) e il percussionista-vibrafonista napoletano Pasquale Bardaro (orchestra del teatro San Carlo). Ai quali si è poi aggiunto il violinista svizzero Raphael Chevalier, conosciuto da Laurie in tour. E questa è l’altra metà della storia: famiglia paterna divisa tra l’East London e la Scozia, famiglia materna sparpagliata per il globo, con presenze anche in Est Europa e Sudamerica, Ed Laurie è uno spirito libero, ama viaggiare e lanciarsi in sempre nuove avventure.
Nell’occasione è stato l’Alto Adige la meta del suo peregrinare, il duomo di Bolzano la cattedrale del titolo (e i suoi rintocchi la coda della traccia omonima), il backstage di un vicino teatro la sede delle citate sessions. Era l’estate 2010. Sei giorni di full immersion. Poi il ritorno a Londra, l’aggiunta di altri tre brani, il missaggio di Richard Neuberg. E l’attesa (quella sì, lunga e paziente) delle condizioni più idonee per far uscire il disco.
Così come l’autore, se ne vanno in giro per il mondo anche le canzoni: ancorate a un songwriting solido e ispirato, che nelle ricorrenti venature jazzy chiama in causa mostri sacri come Fred Neil, Tim Buckley e Van Morrison, si arricchiscono di aromi gipsy e assoli latineggianti, evocano suggestioni mitteleuropee e regalano sensazioni di chanson francese à la Gainsbourg. Per poi, nei passaggi più asciutti e minimali, tornarsene a casa e bussare alla porta di Nick Drake. Con la voce di Laurie a farla da padrona, ad inerpicarsi senza difficoltà su vette per altri irraggiungibili. Può farci quel che vuole con quell’ugola. Il rischio è di diventarne fin troppo consapevole. Per fortuna il problema per ora non si pone: “Cathedral” è disco di febbrile e poetica purezza.

Ingresso up to you

Per info: 06 44704540; Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Redazione

MArteMagazine - Anno IV - Numero 102
Direttore Responsabile: Danilo  Grossi
Editore: Giuseppe  Casa
redazione@martemagazine.it
Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009

Sign in

*
*
*
*
*

* Field is required