Mercoledì, 20 Maggio 2015 16:33

D. Diapason

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Cosa vuol dire l’espressione “Dammi il LA?”. Cosa sottende tecnicamente, oltre che metaforicamente, questa frase? Il LA, lo abbiamo visto qualche editoriale fa, è la nota base della scala musicale tonale come la conosciamo oggi. Il LA era proprio la prima nota da cui partiva la scala musicale, quella scala base che non prevedeva nessuna alterazione (con alterazioni intendiamo bemolle e diesis quelle note che sul pianoforte corrispondono ai tasti neri).

Il LA come nota principale sui cui si fonda il nostro sistema armonico-musicale a cui siamo abituati. Sin dal Medioevo, appunto, il LA (che con lettere dell’alfabeto, oggi ancora usate dal mondo anglosassone, corrisponde alla lettera A) era il suono base da cui si partiva per suonare, cantare e intonare gli strumenti. Ecco, arriviamo al punto. Per far sì che più strumenti diano un suono armonico, devono essere “intonati”: se ci sono diversi strumenti, o più strumenti dello stesso tipo (in una band, ad esempio, ci sono diversi strumenti, mentre in un quartetto di musica da camera possiamo avere strumenti simili come tre violini ed una viola) se questi strumenti suonano una stessa nota, ad esempio il DO, tutti dovranno produrre lo stesso suono, della stessa lunghezza d’onda, per capirci. Tutto ciò non è automatico, gli strumenti non nascono “intonati” o “accordati”, come si dice in termine tecnico. Altro esempio: un liutaio che costruisce violini, dopo aver costruito la cassa armonica e montato le corde, “tirerà”, e quindi accorderà, le corde al punto tale che ciascuna di esse emetterà un suono ben preciso (suoni a corda libera, perché se si tocca una stessa corda con dita o con archetto si emettono altre note a seconda del punto in cui si tocca la corda stessa). 

E allora, per fare in modo che sia accordato lo strumento, lo si tarerà su una nota comune a tutti, cioè lo si accorderà partendo dal LA, e avendo trovato quella, tutte le altre corde saranno intonate a partire da essa. Quindi, un violino, una chitarra, un basso, un pianoforte, a partire da un LA, stringendo o allentando le varie corde, emetteranno suoni che corrisponderanno alle successive note della nostra scala musicale.

Ma come si trova questo LA? Chi ce lo dà? Come si fa a sapere che tutti gli strumenti, anche da diversi capi del mondo, suonando la nota LA emetteranno tutti lo stesso suono corrispondente esattamente alla nota LA?
Ed eccoci giunti al punto: il DIAPASON. E’ un piccolo strumento metallico, di forma simile a una Y, che toccato produce naturalmente il LA, quel suono preciso che corrisponde, nel campo della fisica del suono, a 440 Hertz. Un piccolo strumento (oggi lo troviamo in diverse forme, anche uno che sembra una piccola trombettina, come quelle delle feste per bambini) che dà a tutti la stessa nota, e che sembra annunciare a gran voce: Io sono il LA, tutti voi dovete accordarvi a me, in modo che produciamo suoni armonici e intonati gli uni agli altri. All’inizio di ogni concerto, sinfonico o anche pop, pochi minuti prima dell’inizio, si sentono i musicisti che tra di loro suonano delle note, apparentemente così senza senso. E’ quello il momento in cui si dà il LA, e tutti si allineano a quella nota “maestra”.

Per ciò si dice, “dammi il LA”, cioè per dare il via ad un’esecuzione armonica, intonata. E così, nella vita, così come in un concerto, serve avere una stessa nota base “universale” da cui partire per essere accordati, allineati, tutti d’accordo sul fatto che si sta eseguendo qualcosa in un insieme, un insieme eterogeneo che crea un unico armonico, e avendo un LA da un diapason da cui siamo partiti per accordare il nostro strumento, saremo tutti intonati!

O.R.

Mercoledì, 06 Maggio 2015 08:14

C

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“C” come chiave. E non parliamo di una chiave qualunque, anche se questo termine ci riporta ad un significato ed oggetto ben identificato, oltre che a diverse accezioni simboliche.
Parliamo della “chiave musicale”. E partiamo col dire che di base ce ne sono tre: di DO, FA e quella di SOL, comunemente conosciuta come “chiave di violino”.

Sono dei segni, mutuati e mutati graficamente nel tempo da lettere dell’alfabeto gotico, che vengono posti sul pentagramma, prima dell’inizio delle note musicali, perché è proprio la chiave a dettare la regola, chiamiamola così, “di lettura” perché, a seconda di dove è posta, serve a fissare la posizione delle note e la relativa altezza dei suoni. Le chiavi musicali, sistemate in posizioni diverse sul pentagramma, danno la possibilità di scrivere la maggior parte di note dei suoni, dai più o meno gravi o acuti, per evitare il posizionamento delle note, esternamente ai “righi”, tramite i tagli addizionali, segnetti che si pongono sopra o sotto il pentagramma per le note più acute o gravi.

La chiave definisce e indica “la lingua” con cui andremo a leggere, e poi ad eseguire, uno spartito. Un paragone più esplicativo potrebbe essere che le note sono come le lettere dell’alfabeto latino (e cioè quello che comunemente usano la maggior parte delle lingue occidentali), ma che le stesse lettere, e combinazioni, cambiano significato secondo la lingua. Altro paragone potremmo farlo prendendo come riferimento i nostri telefoni e la maniera più consueta di scrivere gli SMS, usando lo strumento del T9 e cioè, dopo aver selezionato la nostra lingua di riferimento, il sistema riconosce la composizione di una parola attraverso la combinazione di alcuni tasti e a quelli dà un significato.

Riportando il tutto alla quotidianità, diciamo che tutti noi vediamo e leggiamo la realtà attraverso delle chiavi "di lettura", che ci aiutano ad interpretare segni e simboli, concetti e preconcetti. La chiave dà l’indicazione di come dobbiamo leggere un testo, un articolo, un'immagine, uno spettacolo, e scoprire che riusciamo a capire il significato di qualcosa universalmente riconosciuta da tutti grazie ad una guida. Ecco, la chiave come una guida!

O.R.

Lunedì, 20 Aprile 2015 22:49

B

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Dal “nostro” Dizionario musicale. B come bemolle. Il bemolle (♭) è un’alterazione musicale che indica l’abbassamento di un semitono della nota a cui si riferisce. La “B” nella musica antica corrispondeva alla seconda nota, e cioè al “SI” (si partiva dal LA) ed era l’unica nota che era possibile appunto “alterare”, trasformando la tonalità da maggiore a minore. “Molle” forse perché la forma della “b” ricordava una pancia “molle”, appunto, o forse perché quel suono era associato ad uno più grave, suonato con una corda meno tesa, molle. 

Il bemolle indica un abbassamento della nota a cui si riferisce, l’abbassamento di un semitono che svela però la sua parte più intima e profonda, e provoca a chi la ascolta uno stato d’animo d’abbandono e allo stesso tempo di riflessione. Nel pianoforte è quel tasto nero discendente dopo la nota, quel tasto nero che nella melodia dà subito il senso della introspezione, del tempo interiore, della ricerca, è una nota “trista”, mesta, quasi addolorata. La tonalità da maggiore diventa minore. Sentiamo quella corda più grave, la sentiamo vibrare proprio dentro la nostra cassa armonica. La percepiamo, la registriamo, la rievochiamo. 

Ecco, in un momento di corse e di appuntamenti, di comunicazioni 2.0 e di notizie lampo, tra immagini che vanno da un reality glitterato ad un talent sull’ultima trovata trendy, ecco che assistiamo inermi, quasi come fosse un film, ad un’ecatombe di uomini, le cui voci che non abbiamo sentito, e non sentiremo più, sono note che ci toccano e che risuoneranno per sempre nelle nostre anime. 

Questo editoriale, volutamente sintetico, è dedicato all’anima, soul, a quelle note che si imprimono nel cervello e arrivano nella pancia, a quelle note che ci fanno piangere, e oggi a quelle note di anime fragili, perse senza colpa né giustificazione, nel profondo del “nostro” mare. 

O.R.
Martedì, 31 Marzo 2015 01:51

Se ne sentiva la mancanza?

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È questa la prima domanda che mi è venuta in mente quando Peppe Casa, (creatore visionario ed innovatore instancabile del mondo delle arti) mi ha proposto di ripartire con MArteMagazine.

Venerdì, 06 Marzo 2015 15:52

A

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Direttore MArteMagazine

whiplash"A" come armonia. Inauguro questo spazio del direttore come se fosse una sorta di dizionario musicale, visto che la musica sarà il "mare magnum" in cui navigheremo maggiormente.

"A" come armonia, dicevamo. L'armonia è il ramo della teoria musicale che studia la sovrapposizione di suoni (accordi), la loro concatenazione e la loro funzione. Armonia è far sì che diverse note suonino in modo tale che il tutto sia intonato, armonico appunto. Ecco, MArteLive, è questo il nostro caso, da anni fa in modo che tutte le discipline artistiche, che da anni seguiamo e mettiamo insieme in una sorta di spettacolo "sinfonico" in cui avvengono performance diverse contemporaneamente, risultino come un unicum, un accordo, "dissonanti" comprese.

E il MArteMagazine sarà la partitura di tutto ciò, dell'intera sinfonia, dei diversi strumenti e delle molteplici sfumature. Ma attenti tutti a seguire lo stesso tempo! Quello è fondamentale! Deve essere uguale per tutti, tutti devono seguire lo stesso ritmo! Il ritmo è essenziale: è la velocità che stabilisce il passo, il passo che deve tenere il gruppo.

Ce li ricordiamo tutti, dai libri o dai film storici, i tamburi nelle antiche navi da guerra che scandivano le remate agli schiavi durante le battaglie! E ce lo abbiamo ben presente il maestro/caporale -  vincitore del premio Oscar - del film Whiplash quando tira sedie, bacchette e rullanti addosso al "povero" batterista apprendista, reo di non sapere tenere il tempo, sempre lo stesso, continuo, incessante, perpetuo, per condurre la band alla perfetta esecuzione del brano.

Ecco, questo è il mio augurio per questo nuovo inizio, per questo nuovo magazine, per tutto il gruppo di lavoro e per tutti quelli che ci seguiranno.

Armonia e ritmo regolano il movimento della Terra e del nostro sistema solare. Tutto si muove perfettamente grazie ad essi.

E allora: Armonia e Ritmo... e tutto suonerà per il meglio!

O.R.

Venerdì, 06 Marzo 2015 11:30

Il magazine delle opportunità!

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foto peppe sitoA distanza di tre anni, dalla momentanea chiusura - che tanto momentanea non è stata - MArteMagazine riprende le sue pubblicazioni.
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