“La tempesta è in arrivo” è stato il singolo con il quale gli Afterhours hanno annunciato l’arrivo di Padania (Germi 2012), loro decimo album, e tra il singolo e l’uscita del disco, la tempesta in Padania è arrivata davvero e già solo questo conferisce all’album un ché di profetico.
Emanuele Dabbono è un cantautore e scrittore genovese. Trentacinquenne, ha alle spalle un’attività musicale densa di grandi appuntamenti, esperienze estremamente formative (e anche dal forte richiamo mediatico: Cornetto Free Music Festival, Top Of The Pops, X-Factor, passando per altre non rare e felici ospitate televisive su scala nazionale) nonché umile e convinto impegno sociale.
Dei ragazzi di cui vi parliamo stavolta si può dire subito una cosa: che prima di parlarvi del loro ultimo disco ci è venuta una gran voglia di ascoltarci gli episodi precedenti. Il che, le non frequentissime volte che capita, è una gran bella cosa.
I Missiva sono una rockband di cui non sappiamo moltissimo. Ciò che la rete consente di scoprire sul loro conto è quanto segue: Salentini, attivi dal 1997, alle spalle credenziali già di tutto rispetto nell’ordine di un’attività live intensa quanto il copione richiede e di un esordio discografico con il già valido Sospeso del 2008.
Quello discreto dei duo è il fascino di un mondo discretamente ma orgogliosamente a parte: che siano Simon e Garfunkel o gli Eurythmics, Tuck e Patti o i Kings Of Convenience, resta comune la sensazione di un codice comunicativo che è sempre quello eppure contiene qualcosa di diverso.
Quando nella vittoriana Inghilterra nacque il “burlesque” di certo nemmeno i più visionari dell’epoca avrebbero immaginato che un giorno sarebbe diventato il nome di una band di giovanissimi partenopei; ma in fondo nel ‘700 tra porridge e merletti, non immaginavano certo il potere del britpop.
Scoprire di aver preso un granchio può essere un boccone amaro da mandar giù, o una liberazione, o un inatteso rovesciamento prospettico, e questo lo sappiamo. Come sappiamo anche che l’una o l’altra cosa dipendono spesso da come ci si accosta al dato.
Kyuss. Marlene Kuntz. Fatso Jetson. Nirvana. Desert Sessions. Afterhours. Yawning Man. Se ci frequentiamo da un po’, dovreste ormai sapere come la pensiamo circa la trappoletta infame dei riferimenti-gabbia, ma abbiamo appena finito di ascoltare il debutto dei milanesi Male Di Grace e questa corolla di nomi è stata quanto di più istintivo ci sia venuto di scrivere.
Da sempre c’è chi scappa dalle proprie origini, dai fantasmi del passato e dal proprio paesino. Anche se si chiama Woodstock. Impossibile è non portarsi dietro qualcosa del passato. Galapaghost, nonostante si sia trasferito a Austin da anni, ne è una perfetta rappresentazione.
Dopo “In the wake of Poseidon”, visionario seguito di “In the court of the Crimson King”, di cui in buona sostanza replicava la struttura, i King Crimson rimasero un’identità slabbrata ed evanescente, priva di un vero gruppo da portare in una qualche tangibile tournèe. MArteMagazine - Anno IV - Numero 102
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