MArteMagazine - Anno V - Numero 123 Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009
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24 Ott

L. Guerriero, Suicidi in capo al mondo

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suicidi in capo al mondoProfondo sud dell’Argentina: la Patagonia, la famosa Terra del Fuoco, terra brulla, difficile, dove anche gli animi e i caratteri delle persone diventano difficili.

Vuoi per il freddo, vuoi per il vento, Las Heras, provincia di Santa Cruz, lontana dalle rotte turistiche è una regione dove la gente è abituata a vivere con poco, salvo poi trasformarsi in una sorta di “terra promessa” grazie ad un fantomatico boom petrolifero, che però, lascerà dietro di sé tante ignare vittime di un sistema economico e sociale inadatto alle esigenze di una popolazione in crescita.
Leila Guerriero in Suicidi in capo al mondo, dà voce al popolo di Las Heras e lo fa per i tipi della Marcos y Marcos, raccontando a mò di reportage giornalistico d’inchiesta gli inquietanti fatti che alle porte del 2000 hanno sconvolto l’intera comunità: ondate di suicidi di singoli cittadini giovani, apparentemente con tutta una vita di speranze davanti. La comunità di Las Heras che vive in un angolo remoto del mondo e che sogna un futuro migliore, anche se il fato e la storia fanno di tutto per distruggerlo, è il pretesto per uno splendido testo polifonico, corale, intenso, dove la Guerriero parte da Buenos Aires per capire e domandare, ma non ci sono risposte certe, non ci sono risposte nel vento, nella polvere di petrolio, nel disincanto di un’epoca difficile.
A un soffio dall’anno 2000, mentre tutti si preparano ad accoglierlo con feste, balli, fiumi di alcol e fuochi d’artificio si consuma un giorno da incubo: il 31 dicembre 1999 Juan Gutiérrez – ventisette anni, famiglia di solide tradizioni – si toglie la vita. Juan è il dodicesimo suicida – secondo alcuni il ventesimo – in una manciata di mesi. Ed è così che si comincia a parlare di sette sataniche, si dà la colpa ai “troppi indios sepolti in zona”, si vocifera di una “lista” in cui sarebbero scritti i nomi dei passati e futuri suicidi. Ma cosa si cela, veramente, dietro questo baratro?
La Guerriero prende in mano le redini del racconto, dà spazio alle voci del villaggio, interrogando, chiedendo, con il ritmo di un thriller ci conduce ai margini del Grande Vuoto, in un luogo assoluto dove “il tempo è un fiume di pietra e ciò che conta è drammaticamente altrove”.
Un libro crudo e coinvolgente che non è un romanzo, è un racconto di vita, ma con le trame giornalistiche di una storia che ha bisogno di spazio e tempo per dipanarsi e, nel frattempo, ammanta di dolore le parole e lascia gli interrogativi sospesi, in attesa che il tempo o la società trovino una risposta esauriente, tangibile, al malessere, alla sensazione di inutilità, al desiderio feroce di trovare un senso a quel “mal sottile” che tanto ricorda un Michelstaedter di inizio ‘900.
«Questo era il Sud. Il Sud dell’Argentina, ma anche del mondo. Il fondo, il confine, il posto da cui tutto è lontano e viceversa. Soprattutto viceversa

Leila Guerriero, Suicidi in capo al mondo, Marcos y Marcos, pag. 198, € 14,50

Edyth Cristofaro

Redazione

MArteMagazine - Anno IV - Numero 102
Direttore Responsabile: Danilo  Grossi
Editore: Giuseppe  Casa
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