MArteMagazine - Anno V - Numero 123 Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009
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24 Ott

D. Picciuti, I racconti del sangue e dell’acqua

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I-racconti-del-sangue-e-dellacquaUn nuovo modo di raccontare l’orrore e di farlo in Italia dove la tradizione horror ha subito una forte battuta d’arresto. Racconti di sangue e dolore, di acqua che non è vita ma è perdita e che diventano un doppio ciclo.


Daniele Picciuti, presenta in occasione delle finalissime MArteLive il suo nuovo romanzo, I racconti del sangue e dell’acqua, Edizioni Bel- Ami e quello che ci ritroviamo tra le mani è un piccolo gioiello di genere dove il sangue, linfa dell’uomo e di ogni creatura, e l’acqua, fonte primaria dell’esistenza di ogni essere vivente, sono il sottile filo conduttore di tredici storie sospese tra realtà e incubo, tra paure e debolezze, tra ignoto e surreale.
Forse più vicino alle antiche storie di terrore di matrice lovecraftiana (ma ci sono elementi che ricordano molto anche Stevenson, Le Fanu e Poe), che non alle moderne vicende del genere che proliferano in libreria, Picciuti ci lascia una raccolta che va dalla paura alla debolezza umana tramutate in tare della mente, a il male dell’anima, tutte ambientate sul suolo italiano, a rivendicare una cittadinanza letteraria troppo spesso sottovalutata.
Ci sono cose che gli uomini non possono e non vogliono vedere, ci sono elementi surreali che rendono più vivido il ricordo: il primo ciclo di storie, quello del sangue, è introdotto da una citazione di Stephen King (Terre desolate), il secondo segmento è presentato da una “ripresa” di H.P. Lovecraft (L’Oceano della notte), mentre ogni racconto ha un sottotitolo indicante la sua diretta connessione al sangue o all’acqua. Ed è così che storie e personaggi incalzano il lettore, uno dietro l’altro, in un impeto che include sesso e infamia, vita e dolore, morte e redenzione, come a dimostrare che non è affatto vero che il genere racconto è morto e sepolto (piuttosto, visto il tema, diremmo risorto dalla tomba come uno zombie).

Picciuti ci accompagna in un viaggio nell’Italia delle leggende sommerse, delle dicerie popolari, dei racconti metropolitani dove ogni cosa che ci circonda, ogni paesaggio familiare diviene un nuovo luogo nel quale affonda le radici la realtà. E lo fa in un contesto paranormale, dove tutto invece appare normale e possibile, proprio perché così vicino, proprio perché attinge agli orrori di cui ci circondano ogni giorno i telegiornali: bullismo, violenza domestica e sessuale, pedofilia, divengono quindi i pretesti da cui partire, perché l’orrore della realtà è ancora più terribile di qualsiasi invenzione.
Si destreggia bene Picciuti con la story, con il linguaggio, con la trama e con i dialoghi o i monologhi interiori che esteriorizzano il racconto, si destreggia bene e colpisce duro laddove vuole colpire, prendendo spunto anche dalla semplicità della quotidianità. Ed è bello scoprire che ancora esistono giovani autori in grado di farlo, che sanno mantenere alto il ritmo della narrazione e che sanno dipingere a tinte forti gli scenari in cui si muovono, utilizzando una matrice quasi cinematografica che colpisce l’immaginario in maniera indelebile. Tecnica e invenzione, contenuti e idee, come sangue e acqua, sono fonte di vita, in fondo…

Daniele Picciuti, I racconti del sangue e dell’acqua, Bel- Ami Edizioni, pag. 154, € 10

Edyth Cristofaro

Redazione

MArteMagazine - Anno IV - Numero 102
Direttore Responsabile: Danilo  Grossi
Editore: Giuseppe  Casa
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Autorizzazione Tribunale di Roma n. 74 del 25/02/2009

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