Mercoledì, 07 Settembre 2011 20:45

Tilt_ L’Evoluzione delle Ombre

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Cover_-_Levoluzione_delle_OmbreIntenti dalle sonorità rock e pop inglesi, voce che vagamente ondeggia tra Daniele Groff (ma ve lo ricordate???) e qualcosa di Samuel Romano. Le radici dei Tilt sono influenzate visibilmente da Oasis, Radiohead e Coldplay a cui attingono liberamente per formare ibride sostanze.

Il risultato è una totale mancanza di novità, di quella sorpresa che è parte essenziale della pieghe di un disco. Ascoltabile per chi non pretende nulla dalla musica, ignorabile ad ogni altro tipo di orecchio.
Uscito a maggio di quest’anno, L’Evoluzione delle Ombre dei Tilt si presenta con un booklet che oltre a contenere i testi delle canzoni risulta essere anche un valido libretto illustrativo per creare ombre cinesi. Cosa che qualifica essenzialmente l’utilità di un disco in cui la parola “evoluzione” può essere usata solo per raccontare sentimenti, persone, luoghi che ci circondano e illusioni. Non di certo quella musicale. Cosa che sorprende date le capacità sonore e le immense possibilità che potrebbero permettersi, volendo, i Tilt ma che tengono ben nascoste. Ma è  il solito problema dell’osare che spaventa.

A partire da “Pallida” fino ad “Andarsene via” le tracce mantengono lo stesso tono, annoiano nella loro piattezza, nella mancanza di sbalzi o smorzamenti, e sono banalmente scontate. Per la seconda parte del disco si può fare un discorso diverso, c’è qualcosa su cui soffermarsi, ma soprattutto c’è un suono un pizzichino più personale. Innanzitutto le ritmiche finalmente un po’ più martellanti di “Scie Chimiche”, danno senso alla definizione di rock e tolgono questa opera prima dei Tilt da una cornice strettamente e unicamente brit pop. Imperano finalmente chitarre e batteria che conquistano la loro piccola vendetta sulle altre 10 tracce in cui sono solo blando accompagnamento, e acquista anche più senso il timbro vocale di Luca Ferro. E’ in questa seconda parte che si sente l’afflusso delle esperienze precedenti (Elizabeth e Mamamicarburo) a speziare un po’ il disco. Incanta piacevolmente  “Luminosa”, che si introduce con un’originale ritmica basso/chitarra, si snoda tra ambientazioni amare ma con l’estrema dolcezza delle corde vocali e di archi disegna un quadro abbastanza stimolante. Anche “Paura Mai” ha il suo perché: è un pezzo fortemente orecchiabile, il biglietto da visita dei Tilt con cui hanno fatto il loro ingresso in società radiofonica nel 2010 e in cui si può annoverare il contributo di Mauro “Mao” Gurlino ai cori e alla scrittura del testo, cosa replicata in “Come se”, sicuramente tra le più espressive, arricchita saggiamente dall’incursione del quartetto d’archi composto da Federica Vercalli, Mario Mauro, Filippo Chieli e Antonio Braidi.
Tracce che si piazzano bene nel vasto mondo delle hit radiofoniche e che, in una strana imitazione delle prime ballate dei Subsonica (ma senza elettronica), sembrano ambire a quella cerchia di musica “bella senz’anima” (ma che vende) che va dai Velvet agli Zero Assoluto. Raffinatezza e ricercatezza dei suoni vengono divorate da quelle stesse ombre se trascurate.

TRACKLIST:
1. Pallida
2. Chi mi aspetta
3. Quello che resta
4. In mezzo alla nebbia
5. Andarsene via
6. Scie chimiche
7. Luminosa
8. Paura mai
9. Come se
10. Angelo
11. Universo

I Tilt sono:
Luca Ferro (voce)
Marco Montanari (chitarra)
Luca Vineti (chitarra)
Roberto Pinotti (basso)
Paolo Riva (batteria)

Emiliana Pistillo

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