Domenica, 04 Maggio 2008 00:35

Silvia Pingitore, Via Ripetta 218 Liceali acidi

Scritto da Edyth Cristofaro
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LIBRI- Silvia Pingitore, alla sua prima fatica letteraria ci ha lasciato davvero sbalorditi. Dapprincipio perché ci sembrava usasse tinte fosche e linguaggio stra-giovanile per descrivere il famigerato mondo della scuola, infine solo perché ci è sembrata, a suo modo, davvero geniale.Il talento letterario è una dote che va coltivata a fondo, forse è per questo che la Pingitore, sebbene sia così giovane, si permette il lusso di critiche profonde alla società attuale, di macchiette esclusive sul mondo giovanile e di allusioni più o meno esplicite al famigerato mondo del giornalismo e della famiglia, tutto in modo irriverente e innovativo.

Forse sono state tutte queste cose insieme che ci hanno convinto che il libro che avevamo davanti, sebbene non un best- seller, ha dalla sua l’incontestabile qualità di risultare di facile lettura e al contempo di utilizzare un linguaggio variegato e anche forbito, ma mascherato da tutti i tipi di sottolinguaggi utilizzati dai giovani di oggi.
Ha talento l’autrice, vincitrice del Premio Moravia per un breve racconto su Roma, e lo conferma in questo suo primo lavoro che è un ritratto al vetriolo della scuola e dell’Italia, raccontato dai banchi di un famoso liceo romano (il Liceo Artistico di Via Ripetta 218, per l’appunto) dove si ride, ci si arrabbia, ci si indigna per quello che la scuola non fa, e cioè formare, far discutere, far riflettere e, soprattutto, insegnare.
I giorni che sfilano sotto i nostri occhi divertiti e attoniti sono quelli di un ultimo anno che aspetta con ansia la “fine” e vive di una vita nuova e tutta sua, la vita di ogni giorno, proprio quella che, nell’immaginario collettivo, dovrebbe essere proprio la scuola ad insegnare. Ma “la scuola è ogni anno una nuova generazione, che per esistere deve uccidere la precedente. E i professori continuano a inaridire come prugne, mentre altrove qualcun altro vuole comandarti ancora. E quando l’età brufolosa sarà dimenticata, organizzerai una cena in pizzeria. E sarà solo per ritrovare te stesso nei volti di venti adulti ormai sconosciuti. Che per te si portano addosso il passato.”
I liceali acidi di cui parla Silvia Pingitore, sono solo i giovani di oggi che non hanno possibilità di esprimersi davvero, se non attraverso la crudezza di parole tagliate, corrose e inventate.
Da leggere perché ha un tocco generoso di inventiva, perché è a tratti surreale e più semplicemente perché sa essere lucido e crudele quanto basta, senza scadere mai nel ridicolo.
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