Domenica, 27 Dicembre 2009 21:22

Città di parole

Scritto da Maria Logroio
Vota questo articolo
(0 Voti)
[TEATRO]

veronica_cruciani290Luci assopite, il palco ancora vuoto e l’assoluto silenzio tra gli spettatori è il preludio di questo spettacolo intitolato Città di parole che è andato “in onda” sul palcoscenico del Teatro Quarticciolo, uno dei teatri di cintura della capitale che lo scorso 18 dicembre ha riaperto battenti, dopo esser rimasto taciturno a lungo.

Ed ecco che un attimo dopo a spezzare l’onda sonora silenziosa sono stati i tacchi degli artisti che entravano in scena rimanendo però nella penombra perchè un proiettore, con il suo flash all’improvviso, illumina una sedia solitaria su cui è seduta una donna, una sarta che, con un ago alla mano, riavvolge nel contempo i fotogrammi dei ricordi, rappresentando la voce narrante e scomparendo lentamente faceva spazio agli attori che interpretavano il racconto.
Città di parole con la regia di Veronica Cruciani con la collaborazione di Alessia Berardi e testo della stessa Cruciani con Ferdinando Vaselli, è il frutto di due laboratori che hanno dato vita all’intero spettacolo, in cui le vere protagoniste sono state le testimonianze e le storie raccolte dalla gente comune, da tutti coloro che vivono e hanno vissuto il quartiere e i dintorni.

Questo spettacolo è l’integrazione di un precedente spettacolo, Nozze di Borgata, che ha debuttato lo scorso giugno ed è stato ripresentato per dare la possibilità di vedere il tutto nel suo quadro complessivo.
Nozze di Borgata
ha rappresentato la vita di quartiere dei tempi passati, le radici profonde del nozze_seppiaQuarticciolo. Storie di vita di anziani che raccontano, prendono forma attraverso le voci di questi interpreti, che per la maggior parte non sono neanche veri attori, ma solo ragazzi di quartiere.
E in un giorno di festa, in uno di quei matrimoni storici, fatti di tavolate, vino e buon umore, raccontano di quando gli immigrati erano gli stessi italiani in Italia, pieni di sogni e di speranze, in cerca di fortuna o semplicemente di una vita tranquilla, ovviamente con le difficoltà del tempo, ma con una genuinità assoluta che c’era solo allora.

Tutto questo si scontra invece con un’altra realtà, con Città di parole che rappresenta la versione contemporanea, presente, fatta anch’essa di storie di vita con sogni e aspettative differenti e con un clima altrettanto diverso: nevrosi, isterie, difficoltà lavorative, sogni frantumati in mille pezzi dalla realtà, pendolari alla ricerca del tempo e tanto altro ancora.
Donne, uomini, giovani adolescenti con tanta voglia di famiglia, con tanta voglia di essere capiti per le proprie diversità e semplicemente vissuti.
Ma questo tempo tiranno, questi ritmi frenetici, questa città così grande e dispersiva rende tutto labile. E si osserva frettolosamente la propria vita, senza troppo viverla, osservando di più quella degli altri tra un’attesa di un treno e un’altro, tra ritagli di tempo, tra una finestra che si apre e un portone che si chiude, tra un desiderio e uno schiaffo che ti catapulta nel mondo reale.
Uno spettacolo fresco, di rilievo e nonostante la leggerezza e quasi spontaneità della messa in scena, ricco di messaggi, con un complimento particolare a tutti gli attori non attori, davvero bravi!

Maria Logroio

Letto 2522 volte Ultima modifica il Domenica, 27 Dicembre 2009 21:31