Mercoledì, 09 Febbraio 2011 11:03

Terre Vulnerabili 2– a growing exhibition

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)
[ARTI VISIVE]

INVITOMILANO- “Interrogare ciò che ha smesso per sempre di stupirci” (citazione di George Perec): è questo il filo ispiratore del secondo quarto del progetto Terre Vulnerabili, mostra sotto la direzione artistica di Chiara Bertola, che si tiene negli spazi dell’Hangar Bicocca da ottobre 2010 ad aprile 2011, contrassegnata dal tema della vulnerabilità.

Questa seconda fase della mostra vede la presenza di altri otto importanti artisti, di nuovo personalità molto diverse tra loro, con lavori differenti per dimensioni e materiali, alcuni di forte impatto emozionale, altri più concettuali; in tutti il concetto di vulnerabilità è declinato in modo personale. Sono esposte istallazioni di Bruna Esposito, Yona Friedman, Carlos Garaicoa, Invernomuto, Kimsooja, Margherita Morgantin, Adele Prosdocimi, Remo Salvadori e Nico Vascellari, che vanno ad aggiungersi a quelle presentate nella fase d’apertura della mostra, seguendo l’idea di un terreno fertile che “germoglia”, cresce nel tempo e modifica la visione di quanto esposto precedentemente.

Il grande urbanista e architetto Yona Friedman, presente già nel primo quarto con la videoanimazione La terra spiegata a visitatori extraterrestri, costruisce per il secondo quarto una sorta di Labirinto, struttura leggera e dinamica in cartone ondulato, per ospitare i lavori di altri artisti. Carlos Garaicoa propone una istallazione molto forte sul tema dell’informazione, mostrando la visione di chi per un giorno ha il potere di controllare e diffondere notizie e immagini che tutto un Paese riceve. Bruna Esposito realizza una sorte di piccolo altare laico, dedicato alla paura della morte. I giovani artisti di Invernomuto - selezionati per il Progetto Chiavi in mano sostenuto da Fondazione Cariplo, per formare, produrre, divulgare e promuovere il lavoro degli esordienti - presentano una grotta in cera destinata a dissolversi nel tempo della mostra. Kimsooja fa emergere dal buio una serie di fotografie scattate su una spiaggia vicino alla centrale nucleare di Yeong Gwang, in Corea del Sud: immagini solo all’apparenza semplici e pacifiche, quasi dei monocromi che svelano infinitesimali architetture ambientali composte da grumi renosi e buchi di diversa grandezza. Margherita Morgantin è presente con un video sull’installazione di strumenti di rilevazione della radiazione solare nel deserto della Namibia, per studiare il bilancio energetico del pianeta. Adele Prosdocimini realizza un lavoro poetico e intenso, ricamando su tappeti di feltro le riflessioni emerse nei tanti incontri con gli altri artisti sul tema della vulnerabilità. Remo Salvadori costruisce una scultura di marmo bianco a forma di stella posizionata sulla soglia tra lo shed e le navate più grandi dell’Hangar, che porta con sé il senso del mutamento e del passaggio e diventa così luogo di incontro. Nico Vascellari presenta infine uno spettacolo pirotecnico all’interno di un edificio distrutto durante la guerra, ripreso da una telecamera in movimento in mezzo alle esplosioni, con la voce di Tiberio De Poi che imita il suono delle esplosioni dei fuochi d’artificio alla festa del paese.

Gli enormi spazi dell’Hangar si stanno lentamente animando, con le installazioni che crescono e si sviluppano le une accanto alle altre. Il senso di vuoto claustrofobico, spaziale e culturale, che sembrava assalire il visitatore medio nel corso della prima fase della mostra comincia ad attutirsi. L’erba che cresce sull’istallazione Testament (erba, argilla, acqua, immagine impressionata attraverso fotosintesi, m 8 x6), di Ackroyd & Harvey ci commuove per la capacità della natura di piegarsi a mille giochi umani e di germogliare anche in uno spazio industriale, quindi apparentemente nemico, in verticale, al chiuso. Il video di Ermanno Olmi, Terra Madre (78’, del 2009), la cui proiezione è stata resa possibile grazie alla collaborazione con la Cineteca del Comune di Bologna, sembra fornire il collante di riflessione dell’intera mostra. Narra la storia incredibile della dimora e dei campi di un uomo che per più di quarant’anni e in totale isolamento, si è nutrito soltanto di quanto coltivava personalmente (San Cipriano, Roncade nel Veneto, ottobre 2008). Il nostro pianeta è vulnerabile, noi siamo vulnerabili: urge trovare un equilibrio.

 

Per informazioni sulle attività di Hangar Bicocca: www.hangarbicocca.it.

Amanda Ronzoni

Letto 3559 volte Ultima modifica il Mercoledì, 09 Febbraio 2011 11:13