Giovedì, 19 Maggio 2011 21:55

TEATRO_ Ambizioni, memorie e sogni

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lorenzo.pellizzaro-teatromaria_antonia_fama_1In questo 17 Maggio, il palcoscenico del MArteLive ha visto protagoniste cinque giovani donne, tutte incredibilmente espressive, capaci di interpretare – nei pochi minuti a propria disposizione – molti più personaggi di quelli che potrebbero apparire ad un osservatore superficiale.

Tante le sfaccettature dei propri personaggi, tanti i modi in cui le attrici le hanno espresse. I solenni suoni della pioggia e delle campane presenti nella prima scena creano una falsa aspettativa nello spettatore: Maria Antonia Fama, infatti, interpreta Diario di una precaria (sentimentale) con la saggia ironia propria di chi sa di affrontare un tema spinoso, nel caso di specie quello della precarietà nel mondo del lavoro. Il curioso personaggio di Assunta Buonavolontà, in un climax discendente di sensazioni, mostra il proprio curriculum con fierezza, salvo poi rendersi conto della poca utilità – nel mondo d’oggi – dei pezzi di carta sui quali si è spremuto tanto sudore. Sogni ed aspirazioni lasciano lentamente il posto a frustrazioni ed ansie mentre costruisce e smonta, sempre con grande ironia, espressioni latine quali Nomen Omen o il Giustinianeo Nomina Sunt Consequentia Rerum, arrivando a chiedersi se –soprattutto per chi ha un cognome come il suo– «il merito e l’impegno pagano sempre». Sul finale, la protagonista mostra come la sua precarietà sia riuscita a cambiarla, manifestando il proprio nuovo ‘io’ interiore: una «pervertita e perversa precaria». Meritocrazia? Hai sbagliato paese, anche perché in Italia non c’è nulla di più definitivo delle cose provvisorie.

Arturo, Re Riccardo, Cane. E’ arduo trovare un nome al personaggio interpretato da Emanuela lorenzo.pellizzaro-teatroemanuela_cappello3Cappello nel suo Ricordati Tempo Fa, breve rassegna di una decina di caratteri diversi, contrassegnati semplicemente –nella loro non appartenenza alla psiche del protagonista– da uno strato di cerone bianco, simbolo di una maschera che Arturo ha consapevolmente deciso di indossare. Il protagonista, preda di una volontaria crisi d’identità, snocciola il concetto di maschera pirandelliana, convinto che tutti, nella nostra vita, recitano una parte. Fra gli altri, trova il tempo di impersonare Giuseppe Ungaretti, decantando alcuni suoi versi, salvo poi tornare ad essere una nuova, diversa persona. E’ ad ogni richiamo che egli –riportato per pochi istanti alla realtà dalla voce fuori campo che lo esorta col suo vero nome– cambia personaggio, quasi a voler fuggire dalla realtà, dalla sua vera vita. In un attimo di lucida consapevolezza, infine, Arturo cancella dal proprio volto il segno di quel cerone che lo rende un altro, parlando –stavolta col cuore– alla platea. «I ricordi distruggono l’anima», ripete convinto: togliete la vostra maschera.

lorenzo.pellizzaro-teatropamela_sabatiniIl terzo ed ultimo spettacolo della serata, o TACCIA x SEMPRE, di Pamela Sabatini, ha visto protagoniste Pamela Sabatini stessa, Valeria Bianchi e Alessia Pellegrino. Lo spettacolo è diviso in tre diversi spezzoni, ambientati a partire dall’inizio del 1900 fino al periodo a ridosso delle guerre. La prima e la terza – ed ultima– storia raccontano vite e sentimenti di una Reggio Calabria colpita dal terremoto e dai bombardamenti, filtrati attraverso il lucido commento della narratrice, nipote dei due protagonisti dei racconti. Gina ed Angelo, nomi che loro stessi si sono affibbiati in seguito alla loro fuitina, si muovono, quasi sempre, in secondo piano, quasi a fare da correlativo oggettivo al racconto della narratrice, che mai omette simpatici aneddoti sulla coppia. Sorprendente e decisamente inatteso è stato l’utilizzo degli strumenti musicali come parte integrante dello spettacolo, capaci di penetrare l’attenzione dello spettatore molto più delle parole. La seconda storia racconta la vita di una bambina, Cheperocchio, e del dualismo che affligge tutti i portatori di grandi capacità, quello fra dono e maledizione. Cheperocchio vede tutto, Cheperocchio ricorda tutto. Sono i genitori –in particolare la madre, stanca, o forse invidiosa del dono della piccola– ad esortarla a non ricordare ogni minimo particolare del mondo, a non guardare il reale con il candore che solo i bambini sanno esprimere. Poi arriva la maledizione, arriva la cecità. Ed è qui che il dono di Cheperocchio riemerge, fiero e utile, per ricostruire la realtà per mezzo dei ricordi. C’è un problema, tuttavia, ed è ancora la madre a far crollare le certezze della figlia. Non lo sai, Cheperocchio? «Crescere vuol dire avere solo una visione parziale delle cose».

Luca Barbon
Foto di Lorenzo Pellizzaro

Letto 2868 volte Ultima modifica il Venerdì, 20 Maggio 2011 10:21