Lunedì, 10 Ottobre 2011 09:08

Sara Dal Zotto: se hai talento puoi emergere

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Vestito a pois iperfemminile, tacco a tronchetto anni’50 e un accento romagnolo molto caloroso e un sorriso coinvolgente che richiama la sua metà emiliana, così Sara Dal Zotto si affianca alle figure femminili della mostra Rock‘n’Dolls in corso fino al 15 ottobre 2011, che apre la stagione autunnale della MondoPOP International Gallery di Roma.

Quali son i cardini di Rock’n’Dolls di cui hai seguito la curatela?
Questa mostra affronta alcuni dei temi importanti del pop surrealismo. Rock’n’ Dolls racconta figure femminili forti 9reinterpretate in chiave lowbrow e pop surrealista, “rock” perché, comunque, la musica è uno dei motivi di contorno principale di questa corrente e “dolls” perché il bamboleggiante fa parte di un’estetica del pop surrealismo. Questo concept è nato dall’unione di queste due cose e dal fatto che, secondo me, una delle parti più belle del pop surrealismo è proprio questo tipo di estetica molto femminile, onirica e bamboleggiante. Dico secondo me, ma in realtà è secondo noi, perché questa mostra è a cura mia, ma ogni mostra di MondoPOP  prevede un lavoro di team con David Vecchiato, Serena Melandri e Irene Rinaldi. Il nostro è un lavoro di squadra molto affiatato, per cui noi lavoriamo bene su certe idee di cui sviluppiamo i temi.

Di questa mostra chi è l’artista più complesso?
L’artista che sia a livello di temi che di complessità dell’opera risulta più completo è Dean Fleming, tra l’altro, indagando nella sua vita è venuto fuori un fatto molto ricorrente tra gli artisti di questa corrente, Fleming è anche musicista. Molto spesso tra gli artisti di questa corrente che hanno un background di musica punk, post punk, B-movie, si ripresenta questo tipo di estetica.
Infatti, non è l’unico musicista presente in Rock’n’Dolls anche Diavù è un musicista. Mentre Lisa Petrucci, che è un’altra artista stupenda in mostra, pur non facendo musica, è una grande fan del rockabilly, ha dei gusti musicali molto marcati. In questi artisti, molto spesso, si ritrovano dei gusti forti orientati verso un certo tipo di musica che è poi legato a un determinato tipo di estetica.

Il pop surrealismo e, più in generale, la lowbrow art sta attecchendo bene in Italia o ha ancora bisogno di essere proposta con nuove chiavi?
Rimane sempre un’estetica di nicchia, non è di certo mainstream, ma negli ultimi anni bisogna dire che c’è stata un’evoluzione nella diffusione di certe tematiche. Questo tipo di corrente artistica si ritrova nella grafica, nella moda, ad 13esempio Fornarina qualche anno fa ha lanciato una linea con Mijn Schatje che è una delle nostre artiste in mostra.
Si vede che questa corrente sta prendendo piede proprio dal fatto che si vedono accenni, e non solo accenni, in altri ambiti che non sono esclusivamente artistici. Questa sorta di kawaii (carino in giapponese, N.d.R.) e bamboleggiante sta prendendo piede anche nella pubblicità, poi ci sono artisti come Mijn Schatje che è un’artista completa che ha legato una parte della sua produzione alla moda, e altri come Tokidoki, anche lui un artista in mostra, che ha un grandissimo impatto a livello mediatico, ed è molto conosciuto a un pubblico vasto, dai bambini che adorano i suoi pupazzetti ai collezionisti che acquistano i suoi quadri.
È un tipo di corrente, dunque, che è riuscita ad attecchire, ma non è mainstream, anche se è in crescita esponenzialmente.
Non voglio fare il solito discorso esterofilo che indica l’Italia indietro rispetto agli altri paesi in quest’ambito, perché non è così! In Italia sta andando anche per il ritorno al figurativo che propone. Per la nostra tradizione pittorica siamo anche più sensibili, rispetto ad altre culture, a questo tipo di corrente. Vengono molte persone in galleria che si sorprendono del fatto che questi quadri sono leggibili immediatamente.

Come ti sei immersa in questa corrente?
Per una questione di gusto. Avendo radici comuni a quelle di molti artisti dai gusti cinematografici a quelli musicali.RockNDolls1

Mi parli del tuo rapporto con la musica?
Ho iniziato da musicista classica, suonavo il violino, poi da ragazzina ho abbandonato il violino per il basso elettrico. Ho suonato in vari gruppi e ascoltato un certo tipo di musica che va dal punk, new wave, dark, e adesso elettronica.

Suoni ancora in una band?
Adesso ho un progetto musicale: un duo. Si Chiama And she knows (E lei sa, N.d.R), un duo che fa “indietronica”, che ho formato con Antonio D’Antuono. Da poco è uscito l'EP omonimo acquistabile su iTunes. Insomma, ho sempre avuto un interesse per la musica alternativa, anche se è un’etichetta inflazionata; a cui ho unito la passione per un certo tipo di pittura quella surrealista, dadaista, per parlarti delle correnti più recenti, tornando indietro ho sempre amato i pittori fiamminghi, Bosh in primis. Il discorso è che chi ama quest’estetica da lì viene.

La tua opera preferita di Bosh?
Il Giardino delle delizie, (presso Museo del Prado di Madrid, N.d.R.) sento di avere molte cose in comune in questa corrente, e penso che sia lo stesso tipo di sentimento che unisce molti collezionisti e appassionati, questa è una corrente talmente marcata in cui è facile ritrovarsi se si ha un certo tipo di identità, di gusti o meglio dire di attitudine, come direbbero gli inglesi.

Tu hai lavorato con gallerie estere, fuori dall’Italia come lanciano gli artisti?
Gli artisti, soprattutto in California, sono trattati come delle rock star, gli artisti sono dei veri personaggi e le inaugurazioni sono diventate dei veri e propri eventi, un po’ come sta diventando da noi a MondoPOP. All’estero hanno questo modo di lavorare con gli artisti in modo molto professionale, li vogliono far crescere e promuovere, fanno un discorso di continuità, quello che ogni galleria cerca di fare. Là è ormai una vera e propria tradizione.

17MondoPOP punta tantissimo sui giovani emergenti, che siano stranieri o italiani. Qual è il criterio di selezione della direzione di MondoPOP e quale il tuo nello specifico?
Gli artisti fanno una stop mission, mandano in visione la loro arte tramite CD o mail. Abbiamo un direttore artistico, David Vecchiato che con noi seleziona dal punto di vista tecnico e dei contenuti gli artisti. Io personalmente quando vedo un’artista che mi piace vado molto a gusto, essendo una corrente molto trasparente, vado molto a impatto e a sentimento. È chiaro che l’occhio tecnico della direzione artistica è fondamentale per indirizzare gli scopi della galleria.

Tu sei anche una collezionista, qual è il tuo primo quadro acquistato?
Un lavoro di un artista di Hawaii, si chiama Nikoart che adesso ha smesso di dipingere, purtroppo, perché secondo me era veramente valida. Ed è una piccola tavola di legno con fondo oro, con un cerbiatto molto in stile “kawaii”. Tra l’altro dove l’ho messo quel quadro?  Attraverso internet ho acquistato alcune A.C.E.O. card (Art Cards, Editions and Originals, N.d.R.) che sono piccole riproduzioni d’autore, io ovviamente mi sono concentrata di quelle pop surrealiste, avendo iniziato da giovanissima ho iniziato in piccolo.

Da quanto tempo ti occupi di arte?8
Da sei - sette anni.

Tu sei bolognese, hai vissuto a Londra per tre anni, hai fatto mille viaggi: Stati Uniti, Giappone, e hai scelto Roma, perché?
Ho preso un treno che da Milano andava a Roma e ci ho incontrato il mio fidanzato che viveva a Roma.
Mi ero appena laureata ed avevo in ballo delle proposte a Reggio Emilia, Berlino e a Milano, ed ero veramente indecisa sul da farsi. Qui a Roma ho iniziato a lavorare nel campo dell’editoria, e le due cose sono andate di pari passo.

Oltre all’amore e alle coincidenze, cosa ti piace di Roma?
Sarà abbastanza scontato, ma non posso che dire: l’arte. E dopo un approccio molto difficile con gli autoctoni devo dire che adesso mi piacciono anche loro.

Si può fare arte a Roma?
RockNDolls2Sì assolutamente! Se hai talento puoi emergere più facilmente, per esempio rispetto a Londra dove c’è molta più competizione. Certo a Londra e, in generale all’estero, è più facile salire sul treno giusto. Ma la questione non è differenziare l’estero dall’Italia, questa idea me la sono fatta dopo aver viaggiato tanto.

Un artista che vorresti in galleria. Un impossibile?
L’impossibile! Un’originale di Mark Ryden. Lui è la rock star delle rock star. Di lui mi piacciono i temi, la tecnica, la composizione.

Cosa ti emoziona di più di un suo quadro?
Gli sguardi!

Rossana Calbi
Foto di Andrea Falletta

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