Venerdì, 05 Dicembre 2008 00:34

Snow Cycle: jazz cosmopolita

Scritto da Loredana Sottile
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[MUSICA]

Esce in Italia, per l’etichetta Zone di Musica, con distribuzione Egea, l’album Snow Cycle dei fratelli Scatozza in collaborazione con Audun Waage, Marcus Cummins e Rich Brown. La presentazione del lavoro musicale ha fatto tappa a Firenze e a Roma, dove la band si è esibita lo scorso 28 novembre alla Casa del Jazz. Undici componimenti tutti da gustare, e non solo per gli appassionati del genere.

Nella sua impaginazione, Snow Cycle è aperto e chiuso da due brevi brani post-free, mentre al suo interno trovano spazio il pop malinconico (“Arianna”), il riff sudafricano (“Dudu”), le atmosfere nordeuropee, le contaminazioni d’oltreoceano e il continuo dialogo tra polifonia e assolo, in cui comunque il solista non viene mai abbandonati a sé stesso. In occasione della presentazione del cd abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con Giampaolo Scatozza, batterista che, insieme al fratello Stefano, sono gli ideatori del gruppo.

Snow Cycle, un accostamento molto originale di termini. Come nasce questo titolo?
In realtà c’è dietro un piccolo aneddoto: eravamo a casa mia a Londra e mentre suonavamo, in strada nevicava. Guardando fuori dalla finestra ci colpì l’immagine di una bici tutta ricoperta di neve. Ecco, quella bici è oggi il logo del nostro album (ci mostra la copertina del cd in cui in versione stilizzata è riconoscibile la bici innevata), oltre ad essere il titolo del nostro lavoro.

Al di là che per l’accostamento visivo ci sembra appropriato anche per l’accostamento sonoro: nella vostra musica si può apprezzare la delicatezza della neve e il ritmo incalzante della bicicletta. Insomma un jazz molto particolare…
Sì, diciamo un jazz contaminato.

E a proposito di contaminazioni, di sicuro la vostra musica risente delle diverse provenienze geografiche di ognuno di voi (Stefano Scatozza, nasce e vive a Roma; Giampaolo nasce a Roma , ma vive in Canada; Marcus Cummins di origine inglese, vive a New York; Audun Waage ha origini scandinave; Rich Brown proviene dal Canada; n.d.r.).
Sì, questo è sicuramente la ricchezza del nostro lavoro in cui ognuno dà il proprio personalissimo contributo: Stefano riporta con la sobrietà delle sue chitarre quelle atmosfere già sperimentate nella sua decennale esperienza con il gruppo Acustimantico, io, con la batteria e Marcus con il sax diamo quella forza ritmica che deriva dalle suggestioni afro-centriche di Trevor Watts e dal jazz inglese, la tromba di Audun porta con sé i respiri del jazz nord-europeo, mentre il basso di Rich rievoca la musicalità canadese.

Insomma, un disco assolutamente cosmopolita. Oltretutto Snow cycle è stato registrato in Canada, mixato in Norvegia e masterizzato a Londra. Quanto è stato difficile lavorare ad un progetto così internazionale?
Non è stato facile, ma il Canada, terra di adozione di alcuni di noi, è diventato il nostro punto di incontro. Per quanto riguarda la collaborazione con mio fratello, era da anni che insieme sognavamo di realizzare questo progetto: lui da Roma ha portato musica e arrangiamenti per la maggior parte dei brani, io ho messo insieme i musicisti. È stato il coronamento di un sogno.

Nonostante i migliaia di Km che vi separano, tu e Stefano avevate già realizzato insieme altri progetti musicali?
Sì, nel 1998 insieme abbiamo inciso La porta magica : un disco di musica tipicamente romana rivisitata in chiave jazz con influenze dalla musica etnica e dalla musica europea colta e popolare.

Parliamo di te. Nato a Roma hai studiato batteria e percussioni alla Scuola di Musica Popolare di Testaccio e poi all’Università della musica. Dopo ti sei trasferito a Londra dove hai insegnato presso la Lewisham Academy of Music e…
E adesso vivo in Canada dove insegno presso la Revolution Music Oakville. Sì, diciamo che sono un giramondo.

Come mai hai fatto questa scelta? Non hai trovato in Italia gli sbocchi musicali che avesti voluto?
No, sono stati più che altro dei percorsi paralleli alla musica a portarmi lontano dall’Italia. Chiamiamole scelte di vita o anche semplice casualità. Comunque,tornare ad esibirsi di fronte al pubblico della propria città che ti fa sentire a casa, è sempre una gran bella emozione. Proprio come è successo stasera.

E in effetti, mentre parliamo,attorno a noi il pubblico entusiasta della Casa del Jazz si fa largo per poter salutare Gianpaolo e complimentarsi con lui, così lasciamo il batterista al calore della sua città, facendogli il nostro migliore in bocca a l lupo…

Letto 2050 volte Ultima modifica il Sabato, 25 Aprile 2009 13:13
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