Sabato, 28 Febbraio 2009 12:21

Il Futurismo: la bellezza della velocita'

Scritto da Eva Di Tullio
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[ARTI VISIVE]

Una luce improvvisa buca l’oscurità notturna, quella di un’automobile che velocemente percorre la strada su cui camminiamo mentre intorno si innesta il nostro sgomento di fronte ad un movimento così repentino che ci lascia senza fiato.
Improvvisamente si accendono tutte le altre luci lasciate sopite e la città si illumina di risate e colori agghiaccianti, penetranti.

 


Luce, colore e movimento danno vita ad una combinazione di forme che interrompono la linearità e le semplici tonalità fino a comporre un mosaico di esperienze e segni spiazzanti che invadono l’Europa all’inizio del XIX secolo ed il cui centro propulsore nasce dalla mente di alcuni giovani italiani meglio conosciuti come i Futuristi.

Luce, colore e movimento sono i temi su cui si costruiscono figure impazzite, tridimensionali e sfuggenti come la Bambina che corre sul balcone di Giacomo Balla oppure forme umane rosse che corrono creando un’unica direzione su cui dirigere l’immagine mentre tutto intorno è relativamente attratto dal moto della Rivolta di Luigi Russolo.
Visi che ruotano attorno al momento che non si lascia intrappolare dal tempo come l’Antigrazioso di Umberto Boccioni che con i suoi occhi socchiusi e le labbra sogghignanti non si lascia intimidire dalla rivoluzione che potrebbe sorprenderlo alle spalle.
E poi ancora il continuo scorrere dei viaggiatori lungo i binari che scompongono La Stazione di Milano affollata e deforme di Carlo Carrà non del tutto diversamente immaginabile dal Treno suburbano che arriva a Parigi di Gino Severini.

La città è per i Futuristi il luogo in cui innestare i propri sentimenti di rinnovamento culturale e sociale mantenendo una posizione di opposizione a qualsiasi dogmatismo del passato, alieni ad ogni regola che non sia conforme al progresso, contro i valori che impediscono lo sviluppo del movimento e la luce che rende chiaro ogni intento. Lo spazio urbano offre la possibilità di aprirsi a nuovi orizzonti culturali, di muoversi con il corpo e con la mente verso quel futuro prossimo, contrapposto al tempo passato in antitesi con l’uomo moderno, mosso da aspettative con cui costruire il proprio pensare, il proprio futuro individuale e collettivo. Perché la città è il luogo dell’individuo che sperimenta il proprio agire, ma la città è anche il luogo delle persone, di una comunità che usufruisce di spazi comuni, come appunto stazioni, strade, locali e servizi creati appositamente per il vivere sociale.

Il modo di concepire l’arte, in tutte le sue composizioni e forme, verrà ripreso da molti artisti europei i quali presero l’Avanguardia italiana del Futurismo come mezzo di rappresentazione di una realtà comune europea, laddove la simultaneità delle rappresentazioni, delle forme e dei colori è il comune denominatore delle opere di artisti quali Natalja Gončarova, Georges Braque, Kasimir Malevič o Francis Picabia.
Questi sono solo alcuni dei nomi che hanno creato il mito del Futurismo in Europa e grazie alle loro composizioni oggi siamo in grado di percepire e comprendere la portata culturale della prima vera Avanguardia nata in Italia.
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Con queste parole Filippo Tommaso Marinetti apre la grande stagione del Futurismo in Europa ed in occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto la capitale offre una mostra monografica FUTURISMO AVANGUARDIAVENGUARDIE presso le Scuderie del Quirinale che mette insieme 77 opere d’arte provenienti da diverse collezioni e gallerie d’arte europee le quali attestano la progressione e lo sviluppo del Futurismo in Italia così come in Francia, Russia ed in altri paesi. La mostra rientra nella manifestazione FUTUROMA, una serie di manifestazioni culturali aventi come scopo la celebrazione dell’arte futurista.

Letto 1941 volte Ultima modifica il Domenica, 03 Maggio 2009 21:30