Giovedì, 17 Marzo 2011 15:25

Quando Il mistero buffo diventa pop

Scritto da Gabriella Radano
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 [TEATRALMENTE]

teatralmenteÈ meraviglioso Paolo Rossi sul palco del Teatro Vittoria di Roma (fino al 30 marzo 2011) con il suo Mistero buffo di Dario Fo (ps nell’umile versione pop). Surreale quanto allegra la sua interpretazione. Lui che non si smentisce mai, questa volta si mette a confronto, o meglio reinterpreta un mito, Dario Fo.

E proprio con il Premio Nobel, Rossi ha mosso i primi passi negli anni ‘70, lo considera il suo maestro e a questo testo di sentiva come predestinato. Ma per staccarsene e lavorare senza soggezione ha scelto una regista giovane, Carolina De La Calle Casanova, che non ne ha mai visto la versione originale. Per i testi invece, come allora, tutto ruota intorno alla figura di Cristo e a quanto ne raccontano i Vangeli, apocrifi, agnostici, ufficiali, contaminati tra loro e con il nostro presente.paolo_rossi-mistero_buffo
Le musiche sono composte ed eseguite dal vivo dal chitarrista Emanuele Dell’Aquila che duetta in scena per tutta la durata dello spettacolo con Rossi.

Nasce così la versione umilmente “pop” di Mistero buffo: che mescola l’alto ed il basso, i vangeli apocrifi a storie di vita quotidiana, gli originari misteri buffi di argomento religioso con le più tragiche storie che affliggono l’Italia dei nostri giorni. Il cambio di registro tra comico e drammatico è rapido e necessario ed è volto a tener su l’attenzione dello spettatore.
A proposito di cambi di registro uno dei più forti è affidato a Lucia Vasini, che entra verso la fine dello spettacolo per un'improvvisazione comica fulminante. Il gioco è quello  di mettersi in difficoltà l’uno con l’altro. E poi l’attrice passa quasi di colpo al lamento disperato di Maria sotto la Croce.
Dal sul blog Dario Fo scrive su Paolo Rossi: «Senza inoltrarmi in gare o in assurde classifiche, riconosco che Paolo Rossi ha più di un asso a suo vantaggio. Intanto, pur se nato a Monfalcone, è milanese d’adozione. Un vantaggio linguistico e culturale che gli ha fatto trovare le giuste tonalità del grammelot, la parlata dialettale che ho reinventato seguendo echi onomatopeici, intrecciando gerghi diversi, antichi idiomi».

Gabriella Radano



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