Giovedì, 21 Aprile 2011 06:41

Ned Balbo, Carol Bonomo Albright, Edvige Giunta

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Padri – Tre memori italo americani

Lasciai scivolare le patate nell’acqua bollente. Mentre l’acqua ribolliva, cominciai a pensare a tutti quegli immigrati senza nome e ai loro discendenti. Avevo imparato tante cose sul vivere quotidiano degli immigrati. Le avevo apprese cogliendo le conversazioni, le chiacchiere che mia madre scambiava con i conoscenti quando l’accompagnavo in giro a sbrigare le sue faccende. Era così che avevo saputo dei lavori che facevano, come quello di legare i cartellini dei prezzi: venti centesimi ogni mille cartellini; un’intera famiglia raccolta intorno al tavolo, dopo cena, a infilare un pezzettino di legaccio, con un nodo all’estremità, nel forellino della targhetta del prezzo per poi fermarlo con un altro nodo.


Così si esprime la voce narrante protagonista del racconto di Carol Bonomo AlbrightWashington Square”, contenuto in Padri – Tre memori italo americani, edito da Iacobelli.

Straniante la consapevolezza che questi sono i pensieri di una italoamericana di terza generazione; e non, come i più avranno pensato, di una giovane donna di classe media che riflette sul suo/nostro contemporaneo villaggio globale dalla prospettiva eurocentrica che le/ci è propria.

Quello del memoir è un genere a cavallo tra letteratura e storia: una sorta di autobiografia creativa che apre squarci sulla realtà ordinaria e la rende eccezionale grazie alla trasfigurazione compiuta dal ricordo. Una narrazione soggettiva che ha come centro la ricerca e la costruzione di un’identità precisa, esatta. Esatta anche in senso etimologico, in quanto necessaria, pretesa, urlata.

Definito come Creative Nonfiction, il memoir è una scrittura che non ha esigenze di oggettività, in quanto si propone come obiettivo la riedificazione – filtrata – di eventi, persone e luoghi dell’anima: la memoria, sfuggente per definizione, deforma e rende arte quella che prima era solo vita. Una vita spesso per niente fuori dal comune.

Il risultato è a dir poco avvolgente. È facilissima, e si direbbe inavvertibile, l’immedesimazione che questa scrittura di confine riesce a compiere. Attraversando quel confine che non è solo metaforico, il lettore vive come reali le vicende che gli scorrono davanti nelle frasi, rese ancora più vere dalla leggera patina di letteratura che su di esse hanno sapientemente steso dagli autori.

Stessa efficacia hanno le parole di Ned Balbo e Edvige Giunta, autore e autrice delle altre due narrazioni contenute nel volume, rispettivamente “La musica di mio padre” e “Le mura di Gela”.

Sfogliando Padri – Tre memori italo americani, sembra di avere tra le mani un intimo quaderno d’appunti più che un libro, una specie di diario; un riuscito esempio di coerenza comunicativa tra forma e contenuto.

Morale della favola?

Cerchiamo di ricordarci che non moltissimo tempo fa (un secolo non è che un punto della linea del tempo), i disperati alla ricerca di una vita eravamo noi. E comportiamoci di conseguenza,o almeno proviamoci. Perché abbiamo il dovere di non dimenticare da dove siamo partiti.

Ned Balbo, Carol Bonomo Albright, Edvige Giunta

Padri – Tre memori italo americani 

Iacobelli Edizioni

Pag. 68

Euro 10,00

Chiara Macchiarulo

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