Martedì, 02 Agosto 2011 13:33

Invito alla Danza, molto più di una rassegna

Scritto da Emanuele T. Giachet, Ornella Stagno
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[DANZA]

299855ROMA- La XXI edizione della rassegna Invito alla Danza di Marina Michetti si è sviluppata all’insegna dei Grandi Eventi e delle proposte più valide del panorama nazionale e internazionale. Come ogni anno il cartellone di proposte, tra stili e tecniche i più diversi, è stato all’insegna di una produzione di gran classe che non potevamo non testimoniare.


Invito alla Danza di Marina Michetti si conferma nuovamente e indiscutibilmente come una vetrina per presentare al pubblico italiano le diverse realtà coreografiche italiane e mondiali: un meraviglioso viaggio tra Italia, Spagna, Francia, Russia, Macedonia, Argentina e spirito africano.

 



Omaggio a Igor Moiseev

21_22_Moiseev_popupLa Compagnia Igor Moiseev Ballet, in occasione dell’Anno della Cultura Russa in Italia e della Cultura Italiana in Russia è stata ospite il 21 e 22 luglio a Roma, presentando una vastissima produzione coreografica del repertorio di danze russe.
Lo spettacolo Omaggio a Igor Moiseev, in collaborazione con l’Associazione Teatrale Emilia Romagna, si apre con un filmato che ripercorre per grandi linee la vita di Igor Moiseev, uno dei coreografi russi più famosi. Le sue produzioni sono una vera e propria opera d’arte che riesce a dipingere in un unico quadro folclore russo, musica, gesto e popoli diversi. Un lavoro caratterizzato quindi dalla ricerca, dal recupero e dalla messa in scena di tradizioni popolari non solamente russi.
Igor Moiseev, che ha fondato la compagnia nel 1937,ha ricevuto, in occasione del suo 95° compleanno, la Medaglia Mozart dell’Unesco al Teatro Bol’šoj per il contributo alla cultura e proprio al Teatro Bol’šoj, che verrà inaugurato a ottobre 2011 dopo 6 anni di restauri, si chiuderà a dicembre il “gemellaggio culturale” Italia/Russia con gli orchestrali del Teatro alla Scala diretta dal Maestro Daniel Barenboim.
La Compagnia Igor Moiseev Ballet dello spettacolo ospite di Invito alla Danza è composta da circa 50 elementi che si alternano sul palco per un totale di 13 coreografie e due ore di meravigliosa interpretazione; perché Igor Moiseev non voleva solamente ballerini, ma una compagnia che fosse composta da ballerini/attori, in modo da avere una perfetta padronanza di tutti gli stili e i generi di danza e, nello stesso tempo, la capacità da parte dei suoi artisti di cogliere l’idea e il pensiero del coreografo.

La prima coreografia vede esibirsi la compagnia al completo per una sorta di presentazione agli spettatori per poi dividersiIgor-Moiseev-Ballet in danzatartara, suite di danze moldave, antica quadriglia di città e l’imperdibile quadro coreografico partigiani che chiude il primo atto, il tutto condito da musiche tradizionali e europee in cui i ballerini sembrano come volare e dal palco giungono al cuore del pubblico, che applaude ora divertito per l’ironia delle esibizioni ora estasiato per la bellezza delle coreografie.
Ma Igor Moiseev è più di questo: è attenzione al proprio passato, è dedicare una vita all’arte e alla realizzazione di tournée in tutto il mondo per diffondere la cultura coreografica, è, come spiega nel video introduttivo a inizio spettacolo, “valutare le critiche per lasciare un segno nella storia”. E il segno è stato profondo e importante nella cultura russa e mondiale, perché la particolarità della creazione di Igor Moiseev sta nel coniugare la spontaneità della tradizione folcloristica con l’eccessiva “rigidità” accademica, creando uno stile originale nella sua unicità. Ma sarà la seconda guerra mondiale a rendere ancora più unita la compagnia sotto un’unica regola, in cui le difficoltà e il loro superamento creano gli elementi per future creazioni artistiche. Ed è soprattutto quest’ultimo punto di vista a modificare l’approccio al lavoro, rendendo la disciplina e il rigore basilari per produzioni eccellenti che presentano la compagnia come fiore all’occhiello di tutta nazione.
Ci si augura che si riesca, in una realtà sempre più multiculturale, a eliminare le barriere che dividono i paesi non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto culturale perché la conoscenza di un popolo, delle sue tradizioni e del suo passato lo rende più “vicino” e la comprensione diminuisce la paura immotivata. La cultura resta ancora la sola e unica arma non violenta per combattere l’ignoranza e il pensiero che un popolo possa predominare su di un altro.

Emanuele Truffa Giachet



Mvula Sungani: mondo senza confini

CRDL-Sungani_popupInvito alla Danza chiude la rassegna 2011 all’insegna dell’integrazione con Italia, la mia Africa della Compagnia CRDL di Mvula Sungani.
Il coreografo affronta il tema dell’integrazione di culture diverse. L’intento di Sungani è trovare una connessione fra passato e presente, l’evidente collegamento fra la situazione italiana del dopoguerra in cui molti padri di famiglia emigrarono per trovare lavoro cercando di far sopravvivere le proprie famiglie, e la situazione attuale, ben chiarita dai media e attualmente in dibattito in Parlamento. Tutto diviene l’occasione per affrontare il tema dell’integrazione tra popoli diversi, che possono e devono trovare il modo di convivere e imparare l’uno dall’altro.
Le parole d’ordine per la Compagnia CRDL sono contaminazione e ricerca. L’unione di più strade, collegate a uno spirito sempre aperto può portare a percorsi inaspettati e a risultati insolitamente interessanti, unendo diversi elementi oltre a quello coreografico: parola, musica, illuminotecnica, video.
Varie le tecniche che caratterizzano lo stile Sungani: l’unione di danza contemporanea con la Dunham (dalla danzatrice, coreografa e antropologa statunitense Catherine Dunham) che unisce danza e folklore, la Contact Improvvisation in cui l’ascolto tra i ballerini è di fondamentale importanza per stabilire, attraverso il contatto fisico, quel grado di fiducia tra i partner necessario per una improvvisazione che risulta fluida, naturale, ma che sia soprattutto strumento per raccontare vite ed emozioni.

Italia, la mia Africa, con Emanuela Bianchini, è una celebrazione di questa premessa. Non solamente è garanzia diEmanuela_Bianchini meravigliosa ed estatica grazia, ma perfezione su palco, ritmo, musica, gesto che racconta una storia collegando passato e presente. Il passato e il presente di Sungani che diventa il nostro presente e il nostro futuro. Lo spettacolo si apre con una voce che inizia a narrare la storia di un africano che si trasferisce in Italia alla ricerca di fortuna, da qui le parole si fanno gesto e musica e il movimento rende ancora più vive le parole.
Nel primo atto la scena sembra sempre sul punto di dividersi in favore di una equilibrata frammentarietà drammaturgica in una “divertente” composizione di alternanza fra staticità e dinamismo: il blocco di un danzatore, mentre i compagni proseguono l’interpretazione, perché la danza contemporanea è innanzitutto interpretazione di passioni ed emozioni nascoste.
Le musiche dai suoni napoletani e siciliani si uniscono a ritmi africani e orientali con la coinvolgente voce del musicista e cantante Nando Citarella, tutto rende le coreografie ancora più magiche.
Nel secondo atto lo spettacolo moltiplica il suo equilibrio: serietà, ritmo ed eleganza con una coreografia di cinque ballerine che danzano con tale sincronia da risultare quasi come un corpo unico. Nel finale un suono di tamburello introduce una pizzica che rappresenta con sempre più forza lo spirito di ricerca, miscelato allo stile che caratterizza le produzioni di Sungani: una fusione di danza contemporanea, etnica e innovazione.

 Emanuele Truffa Giachet



Abrazame Tango:  una  storia d’amore

tango_zottoSe l’italiano medio sente pronunciare la parola tango pensa subito ad una bellona, avvolta in un paio di calze a rete che lancia le sue lunghe cosce qua e là e che per caso si trova abbracciata ad un tizio di nero vestito, col fare da gangster, il panama in testa e la rosa in bocca. Bene, questo NON è il Tango!
Per d-epurarsi da questo luogo comune occorre specificare che prima di essere un ballo, il tango è una musica, una canzone, appunto un “pensiamento triste que se baila”. Ogni tango racconta la storia di un varón e della sua porteña e la leggenda narra che ogni uomo argentino sogni nel suo intimo di essere tradito dalla propria compagna, per riuscire a capire fino in fondo il tango e poterlo ballare con il trasporto necessario.
Ed è questa la vera sintesi del tango: Il tango è una storia d’amore .
In occasione di Invito alla Danza presso Villa Doria Pamphilj torna in Italia il MAESTRO, Miguel Angel Zotto, considerato (a ragione) uno dei più grandi ballerini di tango della storia.
Lo spettacolo Abrazame Tango non è altro che la rivisitazione  dello spettacolo TangoX2 già portato in scena sui palchi romani, con meno ballerini e senza un filo conduttore, ma in buona sostanza è lo stesso. Coreografie che spaziano dal tango alla milonga, qualche abito paietatto di troppo e a differenza di TangoX2 un’orchesta dal vivo.
Età media degli spettatori 76 anni. Questo per chi conosce il tango e lo ama è un colpo al cuore, ma si ritorna al concetto di cui sopra, in cui il tango è o “Ballando con le stelle” oppure la balera di turno con la musichetta di Julio Iglesias.

Lo spettacolo nasce comunque in sordina.Le prime  coppie che si esibiscono, per quanto brave e precise non miguel_a_zottotrasmettono  un profumo di Buenos Aires querido. Nella loro postura, nel loro modo di danzare il tango  e in quello di “amarsi” sulle note suonate dalla bravissima orchestra Hyperion Ensemble si percepisce il loro passato da ballerini di danza moderna, classica e jazz. E’  tutto troppo esaltato, tutto troppo impostato, tutto troppo poco tango.
Buenos Aires arriva solo quando è il Maestro a calcare il palcoscenico. Eccolo, con la sua bellissima Daiana Guspero (compagna di Zotto anche nella vita) che incarna alla perfezione quello che una vera milonghera dev’essere: sensuale ma non volgare, totalmente innamorata del suo milonghero da abbandonarsi a lui, da far si che lui conduca il gioco, la danza, gli adorni, i ganci e la sacada.  Daiana è il doppio di Miguel.
L’abbraccio, che nel tango è tutto, in questa coppia è perfetto. L’energia di due persone che si desirano nel senso più puro del termine, sorridono, perché il tango non è triste, anzi. Ballano , senza pensare a come, dove, quando o perché. Loro danzano sulle note e con le note, come se fossero colonna sonora di un sogno, di un litigio, di passione.
Negli “otto” di Daina c’è l’infinito.Un gettarsi totalmente tra le braccia del proprio uomo e far si che sia lui a portati avanti o indietro, per poi rubargli un adorno e scoprire leggermente la gamba per sedurlo e in quell’attimo, in quel frangente, essere la donna dei suoi sogni, la sua porteña capace di lasciarsi condurre è vero, ma solo perché è lei a volerlo.
Il bandoneón, suona inarrestabile le melodie che vanno da Gardel a D’Arienzo e i piedi si muovono all’unisono, molli e agili e i corpi sono uniti, dipendenti l’uno dall’altro, perché proprio come citava Carlos Gardel il tango nega  la matematica.Nel tango 1+1 fa sempre uno: la coppia.
Zotto è in grado di grandi cose, hai il fuoco dentro di sé, ma senza il sapere, perché non sapere è fondamentale nel tango. Asseconda l’energia del suo corpo, combinando il fare da uomo che non deve chiedere mai all’essere il  baricentro della sua donna.

miguel.a.zotto_daiana.gusperoLe coreografie che si susseguono sul palco sono tutte belle, alcune raffinate, altre meno, ma si ha quasi la sensazione che diano al pubblico ciò che vuole. Molti degli spettatori (non tutti spero) saranno usciti di lì pensando che se andranno a comprarsi una calza a rete e un panama potranno simulare lo stesso tango.
Errore fatale. Come nell’accoppiamento, anche nel tango non è importante quello che succede nella parte inferiore del corpo, quello è solo il finale. La parte più bella, difficile e intensa è quella che avviene su tra le mani, i cuori, i respiri, l’energia nel busto dell’uomo che determina dove si andrà e come.
Il maestro è sorprendente sempre e comunque e guardarlo è un incanto. Lui è nato milonghero, lo è da sempre. Sa come farsi amare. Guardarlo, non vederlo, significa depurarsi totalmente dalla comune e malsana idea del tango e chi già lo balla o lo apprezza nella sua essenza, non può dopo aver visto lo spettacolo, non sprofondare nella malinconia di non essere in una milonga, lì a Buenos Aires, e aspettare che qualcuno con un solo sguardo ti chieda di “amarlo” solo per  il tempo di una tanda.
Il tango è un animale strano. Divide i piedi, unisce i cuori, compromette tutto. E’, per un attimo, consolatorio e l’istante dopo allegro e poi torna ad essere straziante, lascivo, suadente: amore puro.

Ornella Stagno

Letto 3079 volte Ultima modifica il Martedì, 02 Agosto 2011 13:57