Martedì, 24 Marzo 2020 14:48

CHEF JOE , DAL FREESTYLE AL NUOVO SINGOLO "AVENIDA BRASIL" In evidenza

Scritto da Martina Panunzio
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"Avenida Brasil" è il nuovo singolo di Chef Joe, rapper romano che ha iniziato la sua carriera nel 2008 ottenendo subito un grande successo. Dopo aver pubblicato due album, Chef Joe sente l'esigenza di allontanarsi dalla sua realtà e parte per il Brasile, luogo in cui troverà ispirazione per produrre nuova musica. Proprio in seguito a questa esperienza Chef Joe realizza "Avenida Brasil", il nuovo singolo uscito il 25 febbraio e distribuito da Artist First. In questa intervista Chef Joe racconta se stesso, dai primi passi nelle gare di freestyle all'album in uscita nel 2020.

Il tuo percorso artistico inizia nel 2008 tra freestyle e jam. Ricordi la tua prima gara?

Chiaramente, impossibile dimenticare. La mia prima battle è stata nel 2006 al Tecniche Perfette, ricordo che non passai neanche il minuto di scrematura iniziale, ma non ero mai stato su un palco, poi mi sono preso anche belle soddisfazioni. Ho fatto la “scuola” del Phat Roma, Ghetto Heaven e di tutte le principali jam dell’epoca, quelle sono state le realtà che hanno tenuto in piedi l’hip hop a Roma in un momento in cui non c’era questa esposizione

Nel 2010 hai esordito con l’album “Alzati e cammina”, ottenendo un ottimo riscontro dal pubblico e partecipando a numerosi live. Che rapporto hai con il palco?

È speciale suonare i pezzi live, è qualcosa che dà senso a tutto il progetto perché ti confronti direttamente con la gente e crei dei ricordi. Se ci fosse una banca dei ricordi, i musicisti sarebbero ricchissimi. Personalmente, mi è sempre piaciuto il fatto che all’epoca un sacco di gente preferisse i pezzi live alla versione in studio e che già a 18 anni mi capitava di fare lo show senza le doppie, che non era così comune come adesso. Poi ho anche un sacco di ricordi in cui eravamo in 30 sul palco, in generale ogni serata è sempre una storia a sé.

Avendo un background da freestyler, l’improvvisazione continua ad essere parte delle tue produzioni?

Assolutamente sì. Ho smesso di fare le gare all’epoca quando uscì "Alzati e Cammina" perché sentivo di avere bisogno di focalizzarmi sulle canzoni e, dopo essere stato in qualunque jam, volevo trasformare quell'attitudine al freestyle rendendola una parte del mio modo di comporre. E oggi è così, mi è capitato anche durante la stesura di "Jesus Te Ama" di arrivare in studio con metà pezzo o solo un ritornello e creare il pezzo con sessioni di freestyle fino a trovare la cosa giusta. L'atmosfera che si crea quando lavori così è molto diversa, non migliore o peggiore, diversa. Che poi non è neanche una cosa così nuova, ricordo Jesto 10 anni fa già registrava così e anche molta roba di Fibra secondo me viene da un modo di lavorare simile.

Il tuo secondo album, “Me fotte 0”, è uscito nel 2012 e subito dopo sei partito per il Brasile, rimanendo lì per un lungo periodo. Cosa ti ha portato così lontano?

Guarda quello per me è stato un momento molto particolare. A livello personale forse è stato il momento più complesso che ho affrontato perché era la classica fase di distruzione delle certezze che avevo fino a quel momento. Anche a livello di musica è stato un periodo complicato perchè non ero attratto dal rap deriva Dubstep, che era (complice Salmo) la vera novità del periodo, ho fatto solo un pezzo in quello stile ("Guerra e Pace", prodotto da Saba) ed ero ossessionato dall'idea di non ripetermi. La decisione di partire è stata instintiva, sono andato via in tre mesi.

Una volta tornato in Europa, precisamente a Parigi, hai ricominciato a scrivere e nel 2020 uscirà il tuo secondo album dal titolo “Jesus te ama”. Per presentarlo, sul tuo canale YouTube stai “preparando” il tuo pubblico con delle pillole video che raccontano il tempo che hai trascorso in Brasile e che ha portato alla nascita di questo progetto. Nel primo video, “Intro”, c’è questa frase: “sono qui perché ho molte cose da dire e non sono stato qui perché prima non volevo dirle”. Cosa ti ha fermato fino a questo momento?

Mi ha fermato non essere consapevole dell’obiettivo. Il senso è che dopo che uscì il mixtape, nel 2012, sentivo di non stare esprimendo appieno il mio potenziale e che la deriva che avevo preso, cupa e incazzata, era lo specchio di quello che stavo vivendo. Era difficile trovare stimoli in una situazione così precaria e ho come sentito che se non fossi partito mi sarei impoverito umanamente. Probabilmente mi sarei chiuso sempre nelle stesse dinamiche e non è detto che la musica ne avrebbe giovato.
Immagino che il distacco fra quello che ho fatto 10 anni fa e quello che sto facendo ora suoni forte, qualche mio vecchio fan, specialmente dopo “Una Cosa”, me l’ha detto ma io non mi considero un rapper da un disco all’anno, piuttosto da un disco quando serve.
Ho sempre messo tutto me stesso in questa roba, chi mi conosce bene lo sa, e non forzando la mia ispirazione trovo la libertà nella scrittura, non potrò mai essere confuso con chi suona sempre la stessa canzone “pur di”.

 

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Foto di Daniele Pace 

Quanto è importante costruire un team che creda nel progetto nella sua totalità?

Fondamentale, fondamentale. Penso che il futuro della musica non sia solo musica ma intrattenimento a 360°, ho anche io in mente un progetto futuro che metta in pratica questa idea, ma per fare queste cose devi cercare di creare un unico cervello. Noi facciamo così, l’idea è passare sempre al livello successivo aumentando la qualità e evitando le ripetizioni.

Come tu stesso racconti, per realizzare “Jesus te ama” sei dovuto tornare indietro sui tuoi passi per ripercorrere la strada che hai fatto. Quale momento è stato più difficile rivivere?

Potrei risponderti tutti e non sarebbe una bugia. Se devo scegliere te ne dico due, la prima è che quando siamo arrivati a Rio siamo andati il pomeriggio stesso a vedere se erano ancora aperti dei locali di alcuni miei amici e li abbiamo trovati chiusi, con grande tristezza. È assurdo quanto le cose cambino in un paio d’anni, stiamo parlando di posti che erano eccellenze lì. L’altro, molto commovente, è quando mi sono di nuovo ritrovato davanti alla prima casa dove ho abitato, lì davanti alla porta, è stato potente, mi è sembrata più piccola. In realtà mentre continuo a pensarci mi stanno venendo in mente mille flash, è stato bello rivedere un sacco di amici e una parte della mia vita ed è stato molto triste scoprire che più di qualcuno non c’era più. È prezioso questo lavoro che abbiamo fatto, perché racconterà la realtà dal punto di vista “local” e specialmente in questo periodo credo che chiunque possa immedesimarsi in certe difficoltà.

In che modo il Brasile ti ha cambiato, personalmente e professionalmente?

Potrei citarti Tedua “Non puoi capire il Brasile quanto mi abbia formato!”
Mi ha reso completamente differente e mi ha anche donato quella spensieratezza sudamericana che aiuta ad affrontare la vita. Sono sempre stato un po una testa calda e andare lì mi ha insegnato a immedesimarmi negli altri e cercare soluzioni, lì è impossibile sopravvivere da soli, la comunità è tutto.
Non ti nego che il pericolo e la percezione del pericolo è un'altra cosa proprio, anche se vieni da o hai visto contesti difficili in Europa. Il valore della vita è diverso, l’organizzazione sul territorio anche, la diffusione delle armi e la corruzione della polizia sono cose che esistono, reali, quotidiane, così come la perenne emergenza sanitaria. Sto pensando moltissimo a loro in questo periodo, perché temo per la diffusione del coronavirus, non ci sono i mezzi per contrastare una cosa del genere in un paese affetto già da malaria, febbre gialla, dengue e zika.

“Avenida Brasil” è il tuo ultimo singolo uscito il 25 gennaio e sarà inserito in “Jesus te ama”. In particolare in questo brano cosa hai voluto raccontare?

In questo brano racconto la storia d’amore con la mia ex, culminata in un matrimonio e finita quando sono tornato in Italia. È il racconto di un viaggio, è un brano molto descrittivo, soft, quasi “alla Drake” e con un beat molto particolare. Ci sono tantissimi riferimenti e come per gli altri pezzi sono tutti reali, dal bar a Botafogo, all’ospedale passando per quando descrivo del caldo del Serrado (la regione in cui si trova Brasilia).

Quali progetti hai in programma?

Ho un sacco di progetti col mio team per il futuro che svelerò a tempo debito. Per ora ci stiamo dedicando all’uscita di "Jesus Te Ama" e del documentario, in attesa di annunciare le date dei live. Credo sia importante far uscire un contenuto così in questo periodo, i temi sono seri ed è un grandissimo messaggio di speranza. Dal Brasile ho ricevuto dei messaggi con scritto “Jesus Te Ama” per la situazione italiana, chi si avvicinerà a questo progetto troverà sicuramente spunti per riflettere.

Ascolta "Avenida Brasil"

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