Venerdì, 18 Aprile 2008 11:59

Politica, letteratura e letteratura politica

Scritto da Eva Kent
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[L'ILLETTERATA]

evakentMa che ve lo dico a fare che, da sempre, la letteratura è stata legata alla politica?
Certo non sempre, o comunque non in tutti i casi letterari, ma spesso è stato così, tanto da produrre opere socialmente impegnate, critiche, o anche solo propagandistiche (vedi G. D’Annunzio, per esempio).E’ come se la politica, con i suoi discorsi, i suoi inneggi, le sue idee, lasciasse sempre la porta spalancata agli interventi più o meni letterari e più o meno schierati degli artisti, degli scrittori.

Ma anche dei politici stessi, che spesso hanno finito per raccontare se stessi e la loro “politica” o anche la storia politica del loro Paese attraverso il mezzo letterario (vedi G. Andreotti o B. Craxi, per esempio), o dei filosofi, che hanno espresso la loro posizione ed il loro pensiero politico, usando quasi esclusivamente il mezzo letterario (un esempio per tutti, Carl Marx con il suo emblematico Il Capitale).
Insomma, il legame di suo è stretto, forte, ed il libro che intendiamo prendere in considerazione questa settimana è sicuramente di un autore che non ha nascosto affatto il suo impegno politico: George Orwell, 1984, Mondatori.
L'azione del romanzo si svolge in un futuro prossimo del mondo (l'anno 1984) in cui il potere si concentra in tre immensi superstati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c'è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua, generando addirittura una neolingua, povera e ridotta all’osso. Ma per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre lo stesso un'esistenza "sovversiva", alla quale sacrificherà tutto se stesso.
Scritto nel 1949, 1984 è considerato un libro memorabile, di una tristezza disperata, ossessiva, ma che è anche una delle più lucide rappresentazioni del totalitarismo. Descrive una così vivida distopia totalitaria dall'aver dato luogo addirittura alla nascita dell'aggettivo "orwelliano", oggi diffusamente utilizzato per descrivere meccanismi totalitari di controllo del pensiero, e rappresenta davvero emblematicamente il pensiero politico dell’autore, secondo cui 1984 non ha rappresentato tanto il futuro socialista, quanto il possibile futuro se il socialismo mondiale non avesse potuto trionfare su capitalismo e comunismo.
Orwell condusse sempre la sua attività letteraria in parallelo con quella di giornalista e attivista politico. Era e rimase sempre d'ispirazione socialista ma la presa di coscienza, anche in seguito a tragiche esperienze personali, delle contraddizioni e degli orrori del comunismo russo di Stalin lo portarono ad essere antisovietico ed antistalinista, scontrandosi così con una consistente parte di sinistra europea. Nel 1946 Orwell scriveva di sé: "Ogni riga di ogni lavoro serio che ho scritto dal 1936 a questa parte è stata scritta, direttamente o indirettamente, contro il totalitarismo e a favore del socialismo democratico, per come lo vedo io."
Noi lo vediamo sempre molto adatto ed attuale: davvero una lettura critica ed intelligente delle possibilità che la politica offre, ma anche dei suoi molti lati oscuri. Per questo ci sentiamo di consigliarlo a tutti dai 15 anni in su: per imparare a ragionare e per non dimenticare che lo “stato di potere” è sempre dietro l’angolo ed è compito delle coscienze individuali non dimenticare che la libertà è un diritto che va protetto ed un dovere a cui bisogna sapersi consacrare, in ogni momento.

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