Sabato, 19 Aprile 2008 23:17

Il mestiere più antico del mondo

Scritto da Diego Ciorra
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[STREAP- TEASE: FUMETTI  MESSI A NUDO]

diegociorraApprofittiamo del tema della settimana e parliamo un po’ del mestiere più antico del mondo. Pensate per un attimo alle incisioni ritrovate in alcune grotte della Francia sud- occidentale, o alla celebre arte paleolitica della caverne di Altamira in Spagna;quelle scene di caccia già raccontavano una storia, e sono la testimonianza che il desiderio di comunicare la realtà ed intrattenere i propri simili con forme d’arte è un istinto insito da sempre nella natura umana. Erano fumetti?

Osservando vasi a altri manufatti risalenti alle civiltà classiche, alcuni studiosi d’arte hanno notato che a volte in prossimità delle bocche delle figure rappresentate venivano scritte frasi e formule, come se si volesse marcare visivamente il percorso compiuto dalla voce, dalla profondità della gola al mondo esterno.
Possono essere realisticamente considerati esempi delle prime nuvolette, i cosiddetti “balloons” dei comics. Erano fumetti anche quelli dipinti su antichissime anfore, dunque?
Da questi indizi, sembrerebbe quasi che il mestiere più antico del mondo sia proprio quello del fumettista, e non quello a cui tutti avevate pensato leggendo il titolo!
Eppure sarebbe un’occasione sprecata non dedicare qualche riga proprio alla più simpatica rappresentante di quelle atipiche lavoratrici che abbiamo tirato in causa proprio poco fa.
Mora e giunonica, occhi da cerbiatto e sembianze alla Betty Page, ma più discinta e maliziosa, è probabilmente il sogno erotico di tutti i lettori della rivista Skorpio, su cui dal 1992 vengono proposte le sue strip, o meglio i suoi strip.
Avete pensato a Chiara di notte, il buffo personaggio ideato da Carlos Trillo che nella vita fa la prostituta, ma che per amore di suo figlio Paolino sarebbe disposta a rinunciare ai lauti guadagni della professione? Allora avete visto giusto, forse Chiara è anche uno dei vostri sogni erotici.
Perché non si può rimanere insensibili alla personalità briosa di Chiara, capace di trasformarsi nella donna ideale di ogni uomo suo cliente, femmina dominatrice, remissiva geisha, amante materna.
Efficiente ed arguta, Chiara si spalma sul corpo degli uomini e sui loro desideri, assecondandoli senza batter ciglio, e con la stessa non chalance dispensa consigli alle colleghe che non sanno vivere il lavoro con il medesimo disincanto.
La nota che rende unica la serie creata da Carlos Trillo, Eduardo Maicas e Jordi Bernet, pubblicata inizialmente dal settimanale umoristico spagnolo El Jueves e dal quotidiano argentino Pagina 12 con il titolo Clara de noche, è l’intuizione di raccontare ironicamente un mondo difficile come quello della prostituzione. Ad una rappresentazione sordida e violenta del fenomeno sociale se ne sostituisce una grottesca, che trasforma i clienti in simpatiche macchiette impegnate in scatenati amplessi conditi da rantoli selvaggi e occhi fuori dalle orbite. Ad una condizione della donna di subalternità e sofferenza è opposta la fiera indipendenza di Chiara, madre premurosa e cittadina onesta e rispettosa più di tante mogli.
Se è vero che gli autori al dramma preferiscono le risate della commedia, è anche vero che la chiave di lettura che caratterizza la maggior parte delle strisce è la volontà di suggerire dei paralleli tra il mondo domestico di Chiara e quello dei suoi clienti: il primo viene criticato e malvisto dalla società benpensante eppure vissuto senza sensi di colpa alla luce del sole, invece l’altro alterna comportamenti integerrimi sulla scena pubblica, che nascondono mogli sciatte ed assillanti, bambini trascurati e pranzi della domenica che diventano campi di battaglia su cui esplodono le nevrosi della famiglia moderna. Che bordello, ragazzi!

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