Venerdì, 13 Giugno 2008 01:27

J. R. Lansdale

Scritto da Il_7
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il7Colui che è stato ribattezzato lo Stephen King del Texas è stato recentemente a Roma per il Festival Internazionale delle Letterature dopo aver imposto con colpi durissimi a suon di romanzi e racconti e

storie a fumetti la sua particolare formula pulp, per troppo tempo ingiustamente considerata troppo popular.

Negli ulttimi anni, viceversa, la sagacia con cui cuce insieme spunti da crime story, horror, fantasy, science fiction, american gothic, grottesco e mystery tales, mantenendosi sempre credibile se non perfino “vero”, gli ha fatto conquistare ampie platee. “C’è bisogno di tempo e di fortuna per essere apprezzati e da poco si è giunti alla conclusione che non esistono strategie testuali migliori di altre”, ha dichiarato durante la sua permanenza nella città eterna. Dietro l’apparenza della letteratura d’evasione che propone vicende crude e personaggi tosti con un andamento sorprendente capace di esercitare sin dall’inizio una presa ferrea sul lettore, si colgono spesso anche messaggi “giusti” anche se presentati in maniera provocatoria; un impegno sociale sottotraccia che fa tanto più effetto all’interno di storie in cui il pietismo non ha certo molto spazio. L’autore è legatissimo ad un immaginario culturale che saranno in pochi ormai a definire “basso”: tanti fumetti e vagonate di pellicole di serie B viste da Lansdale ragazzo nei drive-in del Texas in un’atmosfera che egli rievoca con un alone di affettività nostalgica, da American graffiti 10-15 anni dopo, ma vissuta anche con uno spirito affine a quello delle pellicole che più amava vedere; non solo i film di autori noti come Peckinpah, Roger Corman, John Carpenter, George Romero, ma anche prodotti a bassissimo costo, effettivamente di qualità modesta, caduti nel dimenticatoio.

Un’America dal passo strascicato è spesso protagonista nei suoi romanzi/racconti, ma è assicurata una certa varietà di mezzi, le declinazioni sono molteplici: alcuni scenari appartengono a futuri apocalittici, altre ambientazioni sono ispirate alle cronache contemporanee, in altri casi il contesto è quello di un passato più o meno recente (Lansdale si è spinto fino a ricostruire l’America di fine Ottocento). L’approccio è però sempre piuttosto diretto, il clima è teso ma non privo di una certa amarissima ironia; i personaggi vivono davvero ma finché gli va bene. Insomma, fatta salva una ottima capacità descrittiva ed un gran senso della frase, Lansdale va per le spicce ed i suoi personaggi fanno appello non di rado ad ogni risorsa per portare a casa la pellaccia magari con fare scanzonato. Qualche titolo, prelevato dalle sue principali antologie di racconti: “Una serata al drive-in”, “Piccole suture sulla schiena d’un morto”, “Girovagando nell’estate del ‘68”, “Godzilla in riabilitazione”, “Nel deserto delle Cadillac coi morti”, “Non viene da Detroit”. Per stessa ammissione dell’autore, sono testi da gustare con pop corn e bibita gassata sotto mano, facendo attenzione a non strozzarsi quando si capita sulle pagine più ispide, sulle quali invece Quentin Tarantino, suo ideale compagno di smargiassate narrative, potrebbe spaccarsi dalle risate scassando le molle della poltrona. Pensando a quel mondo barbaro che aspetta fuori dalla porta di casa, in agguato, in attesa di fargliela scontare alla prima occasione.

 

 

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