Venerdì, 06 Maggio 2011 09:58

FOTOGRAFIA_ Un trionfo del bianco sul rosso

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Raffaele_PianoL’edizione 2011 della Sezione Fotografia del MArteLive si apre con una grossa novità strutturale: Gianfranco Fortuna e Patrizia Morelli sono i nuovi curatori delle pareti rosse della sala espositiva dell’Alpheus. “Partiamo con tre fotografi, ma dal prossimo martedì saranno quattro. Abbiamo selezionato dei fotografi veramente bravi. Il difficile quest’anno sarà scegliere chi votare!”. Gianfranco Fortuna così introduce l’ouverture delle immagini stampate.


Tre progetti fotografici differenti tra di loro per scopo e intensità. D’impatto ci colpisce il bianco degli scatti di Raffaele Piano. Il fotografo cagliaritano ha raccolto il bianco e lo ha raccontato sul rosso. “Ho notato che il colore predominante delle mie fotografie è il bianco, quindi l’ho usato come filo conduttore del progetto”. Piano favoleggia paesaggi lenti e quasi immobili che si fermano in un non colore, nella sola luce: il bianco.
Con un ritorno a ciò che è l’essenza stessa della fotografia: la scrittura della luce; il bianco di queste immagini serve a disegnare un sogno.
“Nella natura ricerco la bellezza che mi manca nel quotidiano”; Piano spiega il dettaglio sui fiori e sulle pietre.
Anche il movimento di una donna sembra in realtà immobile. Con lo strobo realizza tantissime lei che sembrano raccontare il defluire di un fiume. Questo scatto più che riportarci alle foto del National Geographic, ispirazione e modello per il fotografo di Santadi, ricordano la mostra No Trance in corso al MACRO di Roma fino al 15 maggio. Beatrice Pediconi e Roberto De Paolis, i due giovani fotografi che hanno realizzato le foto di questa mostra, spiegano la stasi e il movimento lento. De Paolis usa le persone e mentre la Pediconi l’acqua, le foto di No Trance sono come torpidi pensieri che si immobilizzano in un frame. Percorso similare per Raffaele Piano a cui si collega Valentina Paterno.

Anche le foto della Paterno sono fisse, ma qui l’immobilismo è una denuncia, senza urli, senza Sympathetic_Valentina_Paternoviolenza. Dopo due anni dal terremoto aquilano la fotografa casertana si chiede il perché del reiterato abbandono. Lo fa ingrandendo dei momenti che sembrano il ricordo di un trascorso drammatico, ma che sono il presente. I dettagli ingigantiti che usano il colore per sgranare ogni minuzia bloccano un decorso che nell’aprile di quest’anno era fermo. Qui la poesia della natura non c’entra, qui c’è un sentimento di compassione.
“Sono andata a L’Aquila e a Onna con un intento che avrei potuto definire sociale, ma sono stata colta dall’emozione” Ci racconta Valentina Paterno e prosegue: “La cosa che mi ha stupito di più è stata una foto che ricopriva un cantiere e che riportava l’immagine del disastro dopo il terremoto. Nel centro ho visto case abbandonate inglobate nelle macerie e una gigantografia che amplificava un ricordo mi ha colpito”.
Di certo vedere ancora delle immagini di tale abbandono colpisce anche il pubblico, del resto per fortuna ci sono gli artisti che si occupano di quello che la politica e la cronaca dimenticano troppo spesso. La Paterno rivela come la fotografia sia diventata il modo per vedere la realtà.

Run_Like_Hell_Silvia_CinelliUn approccio analogo per la terza fotografa della prima cernita del 2011, Silvia Cinelli. Ne Intro No Man’s Land raccoglie le immagini di una terra sempre difficile da raccontare: Israele e i territori Palestinesi. Le sue foto sono come una melodia tra le brutture.
“Mentre rivedevo queste immagini sentivo le canzoni dei Pink Floyd, ed ho pensato al parallelismo che fece Roger Waters tra il muro di Berlino e il Muro del Pianto, e queste foto hanno seguito le canzoni che ascoltavo”. Crumbling Land è un muro che si riempie di preghiere, Julia Dream è l’attesa nel volto di donna anziana, Run Like Hell è l’impossibilità di correre in una città come Hebron che, lontana dai bagliori di Tel Aviv e dalla tolleranza di Gerusalemme, vive di soprusi difficili anche da raccontare.
“Una città divisa anche negli spazi immaginari”.
La Cinelli ha usato la fotografia per descrivere l’immaginario perché la fotografia è solo la parcellizzazione della realtà, una divisone mentale di quello che possiamo e vogliamo rendere comprensibile.
L’importante è trovare lo spazio per poter raccontare, il MArteLive è questo spazio!

Rossana Calbi

Letto 2317 volte Ultima modifica il Mercoledì, 18 Maggio 2011 09:47