Lunedì, 10 Ottobre 2011 11:08

Maria Vittoria Alfonsi Caruso: penna alla moda

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ileniapolsinelliÈ senza dubbio la giornalista di moda più importante del nostro paese e per celebrare la sua classe e il suo strenuo lavoro il Museo Boncompagni Ludovisi per le Arti decorative, il Costume e la Moda dei secoli XIX e XX le ha dedicato la mostra Maria Vittoria Alfonsi  Caruso: il giornalismo della moda, chiusa lo scorso 25 settembre.


La retrospettiva ha portato in mostra circa 50 pezzi donati dalla famosa penna al museo, oltre ad una selezione di alcune delle pagine di giornali, riviste e libri che questo personaggio ha riempito nel corso della sua lunga e onorata carriera. Trent’anni di storia della moda italiana, dagli anni ‘50 agli ‘80, che mostrano la nascita e l’evolversi di quello che oggi è riconosciuto come un vanto del Made in Italy fondato sulla sartoria di qualità e untitledsulla creatività dei designer nostrani. E ancora, tante foto con personaggi celebri che la Alfonsi Caruso ha incontrato sin dagli esordi, quando appena maggiorenne intraprende quasi per caso la strada di un giornalismo che in quegli anni lasciava pochi spazi alle donne. La moda era naturalmente uno di questi, il paese dove gli uomini non mettevano piede e dove lei invece si muoveva con innata naturalità. Una donna colta e raffinata che ha fatto molto di più che commentare passerelle, raccontando piuttosto l’anima del mondo che c’è dietro, l’umanità e l’arte che permea le grandi creazioni. Le sue conoscenze sono vastissime, come testimoniano i suoi libri, prova di una donna che ci ha saputo davvero fare.

Nel piano nobile che ospitava l’esposizione i visitatori hanno potuto usufruire di un excursus video che riproponeva le interviste ai grandi nomi della moda, ma anche quelle fatte a lei stessa, a testimonianza della sua autorevolezza come intellettuale che ha saputo leggere il cambiamento dei tempi attraverso l’arte di fare abiti.
Gli anni del secondo dopoguerra sono quelli che vedono la nascita di un vero stile italiano, dopo che dagli anni venti la moda francese aveva dettato le regole. Si parla ancora di alta moda per donne delle classi più agiate che gli stilisti vedono raffinate ed eleganti, ma inizia anche a farsi strada l’altra strada, quella del pret-à-porter. Le forme assecondano la naturalezza del corpo femminile, vita stretta e gonne ampie tagliate al polpaccio, tacchi a spillo cappello e guanti. Nel decennio successivo intervengono cambiamenti epocali nella cultura e nella società. E ovviamente nella moda: Mary Quant lancia la mini con collant colorati e stivali che spopolano tra le giovanissime, mentre l’alta moda propone abiti preziosi e raffinatissimi preferendo l’iperfemminilità meno aggressiva. Molte però sono le influenze dei nuovi movimenti artistici, Pop Art in testa, che determinano nuove sperimentazione sui colori e sui motivi, come per lo stilista Enrico Pucci o anche Roberta di camerino con le sue stampe  optical in stile Mondrian. E sono aperte le porte dei magnifici anni ‘70 con le esagerazioni di forme e volumi, pantaloni a zampa, zeppe vertiginose. Arrivano anche gli influssi della moda orientale che determinano un fiorire di kaftani e turbanti esotici. Non mancano però gli amanti del rétro e della tradizione come Ennio Castellani e i suoi vestiti  plissettati in crepe de chine lunghi e morbidamente scivolati. E arrivano gli ‘80 con le memorabili spalline imbottite e le forme geometricamente più determinate, tagli maschili per le donne in carriera come ad esempio vuole un sobrio Armani doc. La sera vede ancora il trionfo della tradizione e tra tutti spicca il Valentino memorabile del rosso raffinatissimo, l’ecru di Laura Biagiotti e l’aggressività del rimpianto Versace.
Piccola ma significativa è stata questa mostra che  ha fatto conoscere e ricordare una donna e la sua intelligenza di saper trattare un tema frivolo in modo da tirarne fuori insegnamenti profondi.

Francesca Paolini

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