Lunedì, 10 Ottobre 2011 21:28

Il Borghese Gentiluomo

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[TEATRO]

ilborgheseROMA– Che i grandi classici siano tali perché sprigionano un’intensità che li rende sempre attuali è una banalità notevole della quale, di solito, si può – e si deve – evitare di fare uso in una recensione.

Ci dispiace oggi contravvenire a questa regola del buon senso giornalistico, ma stavolta è necessario ricorrere a questa constatazione insipida per il buon proposito di lodare e fare dei sinceri apprezzamenti alla rappresentazione de Il Borghese Gentiluomo di Molière portata in scena dalla compagnia La Fabbrica al Teatro Piccolo Eliseo lo scorso fine settimana (8 e 9 ottobre).
Scritta nel 1670 dal celebre commediografo francese e subito rappresentata alla corte di Luigi XIV, Il Borghese ilborghese2Gentiluomo è un’opera di satira sferzante che si sviluppa e si snoda attraverso le vicissitudini di una coppia borghese, i coniugi Jourdain, che viene comicamente imitata nelle idiosincrasie tipiche della loro classe sociale, nutrite della smania di entrare a far parte della nobiltà a qualsiasi costo, dalla coppia di sguatteri al loro servizio e che riusciranno a beffarli nei loro intenti.
Se nel succedersi degli eventi l’autore sembrerebbe a tutta prima voler sostenere l’idea per cui i più umili e poveri sono portati a incarnare esistenzialmente il ruolo di esseri superiori alla meschinità umana - come la morale di stampo cristiano vorrebbe -, nello sviluppo dell’opera si scopre che la realtà è ben diversa e che di fronte ai sentimenti e all’impulso di rivalsa ricchi e poveri si comportano esattamente nella stessa maniera.
Tesi piuttosto innovativa per l’epoca, tanto quanto il ruolo estremamente incisivo che Molière assegna in tutta la commedia alle donne.

L’attuale versione dello spettacolo (per la regia di Beatrice Gregorini) ha posto nuove e creative modifiche, pur ilborghese3rimanendo fedele al canovaccio secentesco, ridisegnando l’opera attraverso numerosi spunti di contemporaneità. Primo fra tutti la figura del protagonista, monsieur Jourdain, che parla in dialetto milanese e veste in doppiopetto blu – un richiamo all’attualità? - sottolineando ancor più la satira caratteristica di Molière che amava scrivere di personaggi reali contemporanei. L’ambientazione di una discarica moderna, simbolo di libertà di stile e genere, ma anche di degrado umano, a sottolineare i vizi del personaggio centrale e degli altri personaggi: prodigalità, ambizione, impertinenza, debolezza e volgarità.
Sfarzosi ed estremamente creativi i costumi e le parrucche, realizzati tutti con materiali di recupero, sgargianti e chiassosi nel vestire il ridicolo dei personaggi, e così le musiche che passano dal classico Lully alla musica digitale senza creare un contrasto di dubbio gusto. Un esperimento riuscito che afferma la grandezza di un classico intramontabile che offre un contributo reale al teatro contemporaneo.

Alice Salvagni

Letto 2346 volte Ultima modifica il Martedì, 11 Ottobre 2011 09:41