Lunedì, 19 Dicembre 2011 13:34

Danza in alto: Tango Zancos

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Due artisti uniti da due passioni: il tango e i trampoli, così nascono i Tango Zancos, ovvero Paola Resurreccion e Antonello Casalini, a cui danzare a quasi tre metri di altezza ha permesso di vincere l’edizione 2011 del MArteLive nella categoria arte circense. Abbiamo intervistato Paola alla vigilia della premiazione per farci raccontare questa esperienza e la nascita di uno spettacolo non comune.



Com’è stato il vostro primo incontro e come avete deciso di diventare partner artistici?
Ho lavorato fino a quindici anni fa per una grande compagnia di teatro di strada che portava i suoi spettacoli per tutta TangoZancos LogoColori RidottoItalia e anche all’estero. Quando la mia esperienza con loro è finita, ho contattato alcune delle persone alle quali avevo insegnato l’arte di strada nell’ambito di diversi laboratori che ho tenuto nei sette anni in cui sono stata nella compagnia. Da questi incontri è nata la compagnia Lunaif, molto meno strutturata della precedente in cui ero: ognuno faceva sia spettacoli per proprio conto che eventi grandi con costumi e coreografie. Tra le persone che ho conosciuto c’era Antonello Casalini con cui avevo in comune la passione per il tango. Era il 2003 quando abbiamo iniziato a fare dei progetti insieme, fino al momento in cui abbiamo deciso di concretizzare in uno spettacolo coi trampoli la nostra passione comune per il tango e alla fine l’anno scorso l’abbiamo realizzato.

Perché sui trampoli?
Il tango sui trampoli fino a ora non l’ha fatto nessuno. Effettivamente i passi dei tangheri sono molto complessi, intrecciarsi all’altezza di un metro e venti si fa pericoloso! Era, però, una sfida che ci prendeva, senza contare che a me piacciono molto sia i trampoli che il tango. Provando e riprovando abbiamo visto che si poteva fare e ci ha aiutato il fatto che Antonello, essendo insegnante di tango, sapeva come poterlo trasferire: così è venuto fuori uno spettacolo che piace!

È impressionante guardarvi mentre danzate…
È il brivido del pericolo! Con questi trampoli di 1,10 - 1,20 mt che si intrecciano: fa sicuramente effetto! Anche starci sopra è molto emozionante!

Quando sei salita per la prima volta sui trampoli?
È stato nel ’95, per gioco, quando con la mia vecchia compagnia ho seguito un corso di teatro in movimento in cui era possibile provare i trampoli: da quel momento non li ho più lasciati! La sensazione di essere alti 2,50 - 3 mt è molto bella. Se tu non sei una persona che traballa in equilibrio su due legni, riesci a trasformarti in un essere altissimo e, se ci WM DAN 4596fai l’abitudine, poi ti manca, senti il bisogno di risalirci!

Quanto ci vuole per imparare?
Io sono l’insegnante più veloce del west! (ride, ndr). Se non è per scopi professionali anche in un mese con un incontro a settimana, poi dipende dal carattere della persona. Non è come camminare su un filo, perché l’equilibrio sui trampoli dura poco, ti appoggi un po’ su una gamba, un po’ sull’altra, ti aggiusti continuamente. Se invece devi farci uno spettacolo ci vuole almeno un annetto per acquistare l’eleganza necessaria e non sembrare un pinguino che cammina preoccupato sui trampoli! Per camminarci con naturalezza ci vuole tempo, ma se vuoi provare per divertimento ci vuole poco.

E per raggiungere il vostro livello tecnico?
Abbastanza! È come il pattinaggio artistico: puoi prendere un paio di pattini e imparare ad andarci senza romperti una gamba in poco tempo, ma se vuoi fare una piroetta o ballare in due ci vuole più tempo. Inoltre in due ci vuole anche molta fiducia nella solidità dell’altro. Quindi un anno per acquisire la padronanza necessaria e poi con l’altra persona ci vuole almeno un altro mese di prove.
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C’è bisogno anche di un grande affiatamento…
Soprattutto col tango perché ti devi sbilanciare: funziona se non stai sul tuo peso, ma ti affidi all’altra persona e questo è il fascino anche del tango a terra. Ci sono due persone che improvvisano, uno suggerisce
l’altro indovina e ci si ascolta solo se si affida il proprio peso all’altro. E quando sei sui trampoli a quasi 3 metri di altezza, affidare il tuo peso all’altro necessita di molta fiducia e devi anche conoscere bene il tuo partner per capire quanto ti può sostenere, però quando funziona è bello!

Hai imparato prima a danzare o a stare sugli zancos?
Ballare è sempre stata una passione spontanea, non ho mai studiato danza classica, da piccola praticavo ginnastica artistica, ma da quel laboratorio di movimento ho scoperto che, anche non avendo fat
to danza da piccola, si poteva danzare in modo professionale, con qualità, non solo per il piacere di farlo, ma per dare agli altri un’emozione, per raccontare una storia. Quindi nel laboratorio di questa compagnia di teatro di strada, che era “L’Oblò dell’Oblio”, scoprii che in un solo lavoro potevo fare tutto: danzare, disegnare scenografie e costumi, insomma tante passioni in un solo lavoro! Ormai è la mia attività principale quella che mi consente di mantenermi!

Non è facile oggi…
Oggi è difficile trovare qualsiasi lavoro! Però se scopri cosa ti piace e hai la fortuna di dedicarti a quello poi le fatiche sono ripagate, anche se non c’è uno Stato che ti aiuta, non c’è una cultura diffusa di sostegno agli artisti, è tutto molto sulle nostre spalle però se uno lavora bene gli viene riconosciuto.
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A vostro parere, l’arte di strada in Italia ha lo giusto spazio e la giusta attenzione?
Direi di no! Anzi c’è un’ondata recente di restrizioni anche dei regolamenti comunali rispetto a un tempo. Negli anni ’60 – ‘70 è nato il tea
tro di strada con la ricerca, col Terzo Teatro, con messaggi sociali e politici mentre in questi anni si ha l’impressione che l’amministrazione comunale voglia tenere l’ordine e ci accomuni agli accattoni, pare non ci sia differenza tra un musicista e uno che suona il bongo perché ubriaco!

Nello scrivere il manifesto del Terzo Teatro nel 1976 Eugenio Barba affermò che questa forma di teatro costituisce l'estremità anonima dei teatri che il mondo della cultura riconosce (...) Il T.T. vive ai margini, spesso fuori o alla periferia dei centri e delle capitali della cultura. Diciamo che da allora non è cambiato molto o forse è peggiorata la situazione?
Diciamo che agli animi sensibili quel manifesto ha comunicato qualcosa e molti si sono dati a questa attività, credendo nella possibilità e nella utilità sociale e culturale di aprirsi al pubblico non pagante, a coloro che non hanno la cultura di andare a teatro, di portare il teatro in un luogo pubblico aperto a tutti, però appunto dal punto di vista delle amministrazioni non è ancora arrivato supporto, mentre dal punto di vista del pubblico c’è gente che lo apprezza, che gira anche per l’Europa in cerca di artisti di strada, così come ci sono anche amministratori che organizzano festival ma è ancora poco.
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Festival che riscuotono grande successo di pubblico c’è da dire.
Il pubblico e gli artisti ci sono, il sostegno no! Tante compagnie si sciolgono, tante associazioni culturali chiudono. Adesso hanno anche tolto il trattamento assicurativo e pensionistico riservato a chi fa spettacolo accomunandoci ai lavoratori normali, ma noi lavoriamo due giorni per uno, due giorni per un altro, dieci giorni lavoriamo
, tre mesi no, facciamo un lavoro differente. E facciamo cultura e nonostante la sua tutela sia citata nella Costituzione e negli statuti di molti comuni poi non viene realizzata. Certo ci si sta lavorando anche su Roma per impedire un regolamento particolarmente restrittivo.

Cosa pensi dell’occupazione del Teatro Valle e delle motivazioni che hanno portato a tale gesto?
Mi sembra un’esperienza interessante! Purtroppo bisogna fare gesti eclatanti come occupare un posto, perché il pubblico normale ti ascolti e sia incuriosito. Come disse Dario Fo gli artisti di strada sono sempre stati nei secoli in strada, perché non li accoglievano altrove e hanno sempre raccontato gli inganni del potere.

Cosa significa per voi aver vinto il MArteLive?
Una sorpresa! Noi abbiamo partecipato, più che per il concorso e per la competizione, per darci un appuntamento finale, per vedere il nostro spettacolo davanti al pubblico. Ci ha sorpresi vincere perché tra i concorrenti della sessione circo ci sono molti giocolieri, circensi con una tecnica di livello molto alto. Per noi mettere insieme l’arte circense coi trampoli, con una storia
Tango Zancos-E. Ferrini teatrale e con una musica come il tango era un po’ una scommessa e ci ha fatto molto molto piacere che sia stato apprezzato: addirittura primi a livello nazionale!

Che progetti avete per il futuro?
Affinidad
è un progetto teatrale con attori, danzatori di tango a terra e trampolieri con una storia più lunga, che parla appunto dell’intesa nella coppia e del linguaggio non verbale, delle possibilità che ci sono nella comunicazione al di là delle parole. Visto che abbiamo visto che l’idea del tango funziona, vorremmo dedicarci ad ampliarla, sia creando spettacoli che tenendo dei corsi. Insomma una bella scommessa!

Giuditta Danzi

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